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“Ora chiederai scusa?”. Elly Schlein asfaltata così, Fratelli d’Italia la massacra

Pubblicato: 13/08/2026 15:48

È scontro politico sul caso di Sigfrido Ranucci, con le forze parlamentari che si dividono nettamente tra chi accusa il giornalista e chi, invece, lo considera una vittima della vicenda. Fratelli d’Italia ha reagito duramente alle parole di Ranucci, che si era paragonato a figure simbolo della lotta alla criminalità e aveva scritto di essere «una voce che spaventa». Per il partito di Giorgia Meloni, però, a destare interrogativi sarebbero soprattutto i silenzi del giornalista.

I componenti di Fratelli d’Italia in commissione Vigilanza Rai hanno contestato in particolare i rapporti tra Ranucci e Valter Lavitola, sostenendo che il giornalista avrebbe avuto con lui una lunga conversazione telefonica nel giorno della perquisizione e che il contatto sarebbe stato legato alla ricerca di un alibi. Si tratta di accuse e ricostruzioni rilanciate politicamente dal partito, sulle quali restano centrali gli accertamenti e le eventuali risultanze investigative.

La polemica si è concentrata anche sul paragone utilizzato da Ranucci con Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. FdI ha definito il riferimento «ignobile», sostenendo che quelle figure rappresentino esempi autentici della lotta alla mafia e che il giornalista dovrebbe invece chiarire i punti controversi della vicenda. Lo scontro, dunque, si è rapidamente spostato dal merito delle accuse alla dimensione più ampia del ruolo del servizio pubblico e dell’attività giornalistica di Ranucci.

A rincarare la dose è stato Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. Bignami ha collegato la vicenda anche all’attività televisiva di Ranucci e alla trasmissione Report, accusando il giornalista di aver utilizzato il servizio pubblico per realizzare servizi critici nei confronti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Secondo l’esponente di FdI, inoltre, Ranucci avrebbe valutato una possibile candidatura politica e avrebbe commissionato sondaggi attraverso Lavitola. Il partito ha poi rivolto un attacco diretto alla segretaria del Pd Elly Schlein, chiedendole: «Quando chiederai scusa al governo?».

Sulla stessa linea anche Matteo Salvini, che ha criticato il paragone tra Ranucci e Moro, Falcone e Borsellino. Il leader della Lega ha definito la vicenda motivo di «rabbia, pena o tristezza» e ha chiesto che il servizio pubblico valuti la sospensione della collaborazione con il giornalista, richiamando il fatto che la Rai è finanziata dalla collettività.

Di segno completamente opposto la posizione del Movimento 5 Stelle. La senatrice Barbara Floridia ha definito Ranucci una vittima sotto tre diversi profili: dell’attentato, della presunta manipolazione e di una conoscenza di Lavitola che, alla luce degli sviluppi della vicenda, si sarebbe rivelata particolarmente problematica. Sulla stessa linea Chiara Appendino, secondo cui la destra starebbe cercando di «punire» proprio chi ha subito l’attentato.

Anche Alleanza Verdi e Sinistra si schiera dalla parte del giornalista. Angelo Bonelli ha definito Ranucci una vittima e ha accusato la destra di portare avanti una «campagna di fango». Il confronto politico si allarga così anche al tema della libertà di stampa, con le opposizioni che contestano l’idea di mettere sotto accusa un giornalista proprio dopo un episodio di intimidazione.

Una posizione più prudente è arrivata invece da Matteo Renzi, che ha ricordato di essere stato per anni al centro delle inchieste e dei servizi di Report sulla vicenda dell’autogrill. Il leader di Italia Viva ha sottolineato che, dopo le dichiarazioni di Lavitola, avrebbe molte cose da dire, ma ha scelto di mantenere un approccio garantista. Una presa di posizione che si distingue sia dagli attacchi della maggioranza sia dalla difesa senza riserve arrivata da alcune forze dell’opposizione.

Il caso Ranucci si conferma quindi un nuovo terreno di scontro politico tra maggioranza e opposizioni. Da una parte ci sono le accuse di FdI e Lega, che chiedono chiarimenti sui rapporti tra il giornalista e Lavitola e mettono in discussione la sua posizione nel servizio pubblico; dall’altra M5S e Avs difendono Ranucci e denunciano una campagna politica contro di lui. Al centro rimangono gli accertamenti sulla vicenda, mentre il dibattito si intreccia con temi delicati come libertà di stampa, ruolo della Rai e responsabilità politica.

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