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“Bruciamo le schede elettorali”. Caos in Italia, in strada anche i bambini: esplode la protesta

Pubblicato: 02/10/2026 19:11

A Davoli, nel Catanzarese, la protesta contro il caro carburante e l’aumento generalizzato dei costi continua a crescere. Dopo i trattori schierati sulla Statale 106 e le schede elettorali date alle fiamme come gesto simbolico contro la politica, al presidio sono arrivati anche i bambini delle scuole del territorio, insieme agli insegnanti. Una presenza che racconta quanto il caro vita stia incidendo non soltanto sulle imprese, ma anche sulle famiglie.

La mobilitazione è iniziata in Calabria il 28 settembre, con presidi organizzati in diversi punti della regione. A Davoli la protesta è diventata permanente e ha provocato rallentamenti e disagi lungo la SS 106, una delle principali arterie della costa ionica. A scendere in strada sono soprattutto agricoltori, allevatori, autotrasportatori e pescatori, ma anche altri lavoratori che denunciano l’aumento dei costi del carburante e delle spese necessarie per mandare avanti le proprie attività.

Nella terza giornata di mobilitazione, il presidio ha assunto un significato ancora più ampio con l’arrivo di studenti e insegnanti delle scuole del comprensorio. Per i manifestanti, infatti, il problema non riguarda esclusivamente chi lavora nei settori agricolo e dei trasporti. L’aumento delle spese, spiegano, si riflette direttamente sulla vita quotidiana delle famiglie e sulle possibilità economiche dei genitori.

«La nostra scuola è improntata alla sensibilità e alla solidarietà», ha spiegato l’insegnante Romilda Curcio, sottolineando come molti genitori degli alunni siano agricoltori. Il caro vita, quindi, finisce inevitabilmente per avere conseguenze anche sui più giovani. La docente ha raccontato di famiglie costrette a fare i conti con una drastica riduzione dei guadagni e con difficoltà persino nell’acquisto dello zaino o del materiale scolastico.

Al presidio di Davoli è arrivato anche Antonio Zangari, imprenditore agricolo di Polistena conosciuto come il «gigante buono». La sua presenza ha voluto sottolineare il carattere regionale della mobilitazione. Da Rosarno a Davoli, passando per gli altri presidi organizzati in Calabria e in Sicilia, gli agricoltori e gli altri lavoratori chiedono di essere ascoltati e di ottenere interventi concreti sul costo del carburante e sulle spese di produzione.

La protesta, intanto, è arrivata anche nelle stanze della Prefettura di Catanzaro. Una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dal prefetto Clemente Di Nuzzo, al quale sono state illustrate le principali richieste del presidio. Il prefetto ha raccolto le istanze e si è impegnato a trasmetterle ai livelli centrali competenti, ricordando allo stesso tempo la necessità che le manifestazioni si svolgano nel rispetto della legalità e senza compromettere la sicurezza e i servizi destinati alla collettività.

Dopo tre giorni di mobilitazione, tra stanchezza e tensioni, gli organizzatori fanno sapere di voler andare avanti. Vittorio Procopio, tra i promotori del presidio, ha spiegato che il primo contatto con la Prefettura rappresenta un segnale positivo, ma che non sarà sufficiente senza risposte concrete. La richiesta, infatti, è quella di trasformare gli impegni in provvedimenti effettivi.

Gli organizzatori hanno già fatto sapere che la protesta non si fermerà senza risultati. Il presidio di Davoli dovrebbe quindi proseguire anche nei prossimi giorni, mentre sono attese nuove iniziative in altri territori della Calabria. Al sit-in sono inoltre attesi i sindaci del comprensorio, chiamati a confrontarsi con agricoltori, autotrasportatori e lavoratori sulle difficoltà provocate dall’aumento dei costi.

Il movimento, partito dal problema del carburante, sta così assumendo i contorni di una protesta più ampia contro il caro vita e l’aumento dei costi di produzione. A Davoli, la presenza dei bambini accanto agli agricoltori ha dato alla mobilitazione un ulteriore significato: secondo i partecipanti, la questione non riguarda soltanto chi oggi è in strada, ma anche il futuro delle famiglie e delle comunità locali.

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