
A venti giorni dalla tragedia di Crans-Montana, il dolore delle famiglie delle vittime non si è attenuato, anzi si accompagna ora a indignazione e richiesta di rispetto. A dare voce a questo sentimento è Piero Costanzo, zio di Chiara Costanzo, una delle giovani vittime italiane, intervenuto nel corso della trasmissione Dentro la Notizia su Canale 5, intervistato da Gianluigi Nuzzi. Le sue parole, pronunciate davanti al memoriale allestito a Le Constellation, raccontano una ferita ancora aperta e un clima che, secondo i familiari, rischia di cancellare troppo in fretta la memoria di quanto accaduto.
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Costanzo non nasconde lo sdegno per quello che definisce un ritorno prematuro alla normalità. La sua testimonianza si inserisce in un contesto segnato da numeri drammatici: quaranta giovani vite spezzate e oltre cento persone ricoverate, alcune con conseguenze irreversibili. Un bilancio che, secondo lo zio di Chiara, non può essere archiviato come un incidente da dimenticare.
Il dolore dei familiari e l’accusa di rimozione
Nel suo intervento televisivo, Piero Costanzo parla apertamente di disgusto nel vedere il tentativo di riprendere la quotidianità come se nulla fosse successo. La critica è rivolta alla gestione dell’immagine della località svizzera, che vive di turismo e che, a suo dire, starebbe cercando di ridurre la visibilità della strage di Crans-Montana. La sensazione è quella di una tragedia che rischia di essere “coperta”, fisicamente e simbolicamente, per non compromettere l’economia e l’attrattiva del territorio.
Secondo Costanzo, questa scelta rappresenta una mancanza di rispetto non solo verso le vittime, ma anche verso i sopravvissuti e le loro famiglie, ancora alle prese con un dolore che non può essere accelerato né gestito come un problema d’immagine.

Chiara Costanzo, il ricordo di una vita spezzata
Nel racconto dello zio emerge con forza la figura di Chiara Costanzo. Una giovane descritta come brillante, determinata, capace di affrontare ogni esperienza con entusiasmo e dedizione. Un ritratto intimo che restituisce umanità a una tragedia spesso raccontata solo attraverso numeri e statistiche. Per la famiglia, ricordare Chiara significa opporsi all’oblio e ribadire che dietro ogni vittima c’era una storia, un progetto di vita, un futuro improvvisamente interrotto.
Il dolore personale si trasforma così in una battaglia pubblica, che va oltre il singolo caso e chiama in causa la memoria collettiva.

La richiesta di rispetto e giustizia
L’appello lanciato da Piero Costanzo non è soltanto uno sfogo emotivo, ma una richiesta precisa: rispetto. Rispetto per le vittime, per i familiari e per la verità dei fatti. Secondo lo zio di Chiara, il tentativo di “ripulire” l’immagine di Crans-Montana rischia di cancellare la gravità della strage degli innocenti, sepolta metaforicamente sotto la neve e sotto una normalità forzata.
Il messaggio è chiaro: il lutto non si rimargina con il tempo né con il silenzio. Nascondere le evidenze, accelerare il ritorno alla routine e minimizzare l’impatto di quanto accaduto rappresentano, per le famiglie, una seconda ferita. Una ferita che rende ancora più difficile elaborare una perdita destinata a non essere mai superata.


