
L’inchiesta sul femminicidio di Federica Torzullo entra nel cuore dei rapporti familiari e delle tensioni che avrebbero segnato gli ultimi mesi della rottura coniugale. A Anguillara Sabazia, gli investigatori cercano di chiarire non solo la dinamica dell’omicidio, ma anche il contesto quotidiano ed emotivo in cui sarebbe maturato l’orrore.
Federica Torzullo sarebbe stata massacrata a coltellate dal marito Claudio Carlomagno e poi occultata nella ditta di scavi dell’uomo, sempre nel centro affacciato sul lago di Bracciano. Un delitto terribile che presenta ancora punti oscuri: dall’arma del delitto, mai ritrovata, a una serie di tempi e movimenti che, per chi indaga, non tornano.
Federica Torzullo, il mistero della colf
Uno dei nodi su cui si concentrano gli inquirenti riguarda la rapidità sospetta con cui Carlomagno avrebbe organizzato il tentato occultamento del cadavere. L’uomo ha parlato di appena 40 minuti: un dettaglio che, per gli investigatori, potrebbe indicare una mano esterna.
Proprio questa velocità, unita alla complessità delle operazioni, rafforza l’ipotesi che possa esserci stato un complice. È un passaggio delicato dell’inchiesta, perché potrebbe cambiare il perimetro delle responsabilità e aprire nuovi scenari.

Premeditazione e ricostruzione dei giorni precedenti
Non è l’unico elemento sotto esame. Sul tavolo c’è anche la possibile aggravante della premeditazione nel femminicidio. Per questo diventa centrale ricostruire i giorni precedenti, le abitudini della coppia e le frizioni che avrebbero preceduto il delitto.
Capire se si sia trattato di un raptus o di un piano preparato in anticipo, passo dopo passo, è uno dei punti chiave. Ed è qui che, secondo quanto emerge, entra in gioco un nuovo nome.

Chi è Francesca e perché è considerata centrale
Da metà indagine in poi, spunta un elemento che potrebbe rivelarsi determinante. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, un ruolo chiave sarebbe quello della colf della coppia, Francesca.
La donna è stata interrogata più volte per chiarire la gestione della casa nei giorni del delitto e nella settimana di silenzio tra l’omicidio e l’arresto di Carlomagno. Un arco di tempo che gli investigatori vogliono ricostruire con precisione, senza vuoti.

Detersivi, tracce e la Kia Sportage
Gli accertamenti si concentrano ora sulle scorte di detersivi presenti nella villetta. Chi indaga vuole capire se siano stati acquistati prodotti aggiuntivi, compresi solventi specifici, con l’obiettivo di eliminare tracce di sangue.
Se questo dettaglio trovasse conferme, potrebbe rafforzare l’ipotesi della premeditazione e dell’aiuto esterno. In parallelo, è stata acquisita la black box installata sulla Kia Sportage di Carlomagno, l’auto nel cui bagagliaio il corpo della moglie sarebbe stato nascosto prima di essere trasportato nel cantiere.
Verifiche su acqua, mezzi e arma del delitto
I dati della black box potrebbero mettere alla prova la versione dell’uomo, evidenziando soste sospette o tragitti diversi da quelli dichiarati. È una verifica tecnica, ma potenzialmente decisiva per stringere la ricostruzione.
Per lo stesso motivo proseguono le verifiche sulle condutture idriche dell’abitazione e sui mezzi pesanti della ditta, che sarebbero stati utilizzati per seppellire il corpo. Intanto dell’arma del delitto nessuna traccia: Carlomagno ha spiegato di averla gettata in un corso d’acqua, ma anche su questo punto gli investigatori cercano riscontri, convinti che la verità sia ancora sepolta sotto strati di omissioni e bugie.


