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“Com’era davvero”. Angelo con le sembianze di Giorgia Meloni: spunta la foto prima del restauro

Pubblicato: 02/02/2026 11:23

All’inizio sembrava solo una voce di corridoio, una curiosità per chi vive di arte e restauro. Poi, nel giro di poche ore, quel dettaglio in una chiesa del centro di Roma ha acceso un caso vero e proprio, con un’onda che arriva fino alla politica.

Al centro di tutto c’è un volto: quello di un cherubino nella Cappella del Crocifisso della Basilica di San Lorenzo in Lucina. Dopo il restauro, per molti osservatori quell’espressione richiama in modo sorprendente la premier Giorgia Meloni.

Il volto del cherubino: il confronto che ha scatenato il dibattito

Le immagini che circolano online hanno fatto il resto. Il confronto, dicono in tanti, è immediato: l’angelo nella versione precedente appariva con lineamenti più morbidi e infantili, più vicini alla tradizione dell’iconografia sacra.

Nel volto restaurato, invece, emergono tratti più marcati, uno sguardo più deciso, una fisionomia adulta. Ed è qui che, per una parte del pubblico, scatta l’associazione: quel viso “sembra” quello della presidente del Consiglio. Una somiglianza che ha alimentato domande sul senso e sui limiti di un intervento di ripristino.

Dettaglio dell’angelo nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma dopo il restauro

Le parole del parroco: “Sembra lei, è innegabile”

A dare voce pubblica alla vicenda è stato monsignor Daniele Micheletti, parroco della basilica. Il suo commento è diventato uno dei passaggi più citati dell’intera storia: “Bruno Valentinetti, autore del restauro dell’affresco, mi assicura che non fosse nelle sue intenzioni mettercelo, né nell’opera originale nel 2000, né nel restauro. Detto questo, dopo averlo visto, sembra lei, è innegabile”.

Una frase che, invece di chiudere il caso, lo ha reso ancora più esplosivo. Perché porta in primo piano proprio ciò che sta dividendo l’opinione pubblica: la somiglianza e la percezione che un’opera sacra possa essere letta, oggi, con categorie e riferimenti contemporanei.

Particolare dell’affresco con il cherubino nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma

Perché si è intervenuti: infiltrazioni e decorazioni rovinate

Nello stesso intervento, don Micheletti ha spiegato anche l’origine concreta del restauro, legata a un problema pratico e documentabile. “quando sono arrivato le decorazioni erano rovinate, a causa delle infiltrazioni di acqua piovana e anche di acqua di risalita. Quindi ho chiesto sempre a Valentinetti di ripristinarle”.

In altre parole, l’operazione nasceva dall’esigenza di salvaguardare l’affresco. Ma il risultato finale, con il suo impatto visivo e mediatico, ha trasformato un intervento tecnico in un fatto di attualità politica e comunicazione.

La nota del vicariato: stop alle strumentalizzazioni

La vicenda non è rimasta confinata alla parrocchia. È arrivata fino ai vertici ecclesiastici, con una presa di posizione ufficiale del Vicariato, che in una nota ha preso le distanze dalle dichiarazioni del parroco.

Il testo è netto: “Il cardinale vicario di Sua Santità, Baldo Reina, prende le distanze dalle dichiarazioni di monsignor Micheletti ed esprime la propria amarezza per quanto accaduto. Avvierà nell’immediato i necessari approfondimenti per verificare le eventuali responsabilità dei soggetti in causa. Nel rinnovare l’impegno della Diocesi di Roma per la custodia del patrimonio artistico e spirituale, si ribadisce con fermezza che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica e la preghiera personale e comunitaria”.

La reazione di Giorgia Meloni: “Non somiglio a un angelo”

Nel frattempo è arrivato anche il commento della diretta interessata. Giorgia Meloni ha scelto l’ironia e ha affidato la risposta a Facebook, pubblicando la foto del particolare contestato.

Il messaggio è breve, ma destinato a fare rumore: “No, decisamente non somiglio a un angelo”. Un’uscita che non ha chiuso la discussione, ma l’ha inevitabilmente rilanciata, aggiungendo un nuovo livello di attenzione mediatica.

Immagine dell’affresco con l’angelo nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma
Secondo dettaglio dell’affresco dell’angelo nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma

Chi è Bruno Valentinetti e il confine tra restauro e reinterpretazione

A rendere il quadro ancora più delicato è anche il profilo dell’autore dell’intervento. Come riportano diversi quotidiani, il restauro non porta la firma di restauratori professionisti. “È un ex militante di Msi dai tempi di Almirante e ancor prima”. Racconta don Daniele. Fa il restauratore da sempre. Mestiere che ha imparato da autodidatta, già quando frequentava il Liceo Classico Augusto. “Disegnavo alla lavagna”.

Resta così aperta una questione che va oltre la polemica del momento: il confine tra restauro e reinterpretazione, soprattutto quando si interviene su opere sacre in luoghi simbolici come la Basilica di San Lorenzo in Lucina. E mentre gli approfondimenti annunciati dal Vicariato sono appena all’inizio, quel volto continua a interrogare fedeli, esperti e osservatori, sospeso tra passato e presente.

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