
Il caso Garlasco continua a riemergere ciclicamente nel dibattito pubblico italiano, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uno dei delitti più discussi e controversi della cronaca nera. Una vicenda segnata da processi, sentenze definitive, ma anche da ombre, ipotesi alternative e dichiarazioni che, nel tempo, hanno alimentato dubbi e polemiche. Nonostante una condanna ormai passata in giudicato, il nome di Garlasco resta sinonimo di mistero, di una verità giudiziaria che, per una parte dell’opinione pubblica, continua a non coincidere del tutto con quella percepita.
In questo contesto già complesso si inseriscono nuove affermazioni destinate a far discutere. “Alberto Stasi ha dichiarato di aver scoperto il cadavere di Chiara Poggi sotto minaccia”. Lo ha affermato Massimo Lovati, fino a pochi mesi fa avvocato difensore di Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia con l’accusa di concorso in omicidio di Chiara, avvenuto la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco, dove la giovane viveva con la famiglia.

Garlasco, la rivelazione di Massimo Lovati su Alberto Stasi
Per quel delitto è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere Alberto Stasi, all’epoca fidanzato di Chiara. Secondo Lovati, però, il colpevole non sarebbe Sempio, ma nemmeno l’ex studente della Bocconi. Una posizione che si inserisce nella lunga serie di prese di posizione dell’avvocato, noto anche per i suoi “sogni” e per esternazioni considerate spesso bizzarre, ma che continuano comunque ad attirare l’attenzione mediatica.

Le dichiarazioni di Lovati sono state al centro di un acceso confronto televisivo. Ospite di Mattino Cinque, condotto da Federica Panicucci su Rete 4, l’avvocato Alberto Antonio De Rensis, legale di Stasi, ha commentato le frasi pronunciate poche ore prima da Lovati nella stessa trasmissione, nelle quali aveva ribadito la sua convinzione secondo cui a uccidere Chiara Poggi “è stato un sicario”.
“Cioè questo sicario, come se lui intendesse, come dire, in qualche modo indicare una persona terza, una persona incaricata, no? – domanda la Panicucci a De Rensis – Ovviamente non forse un sicario nel vero senso della parola, ma vogliamo intendere una persona incaricata da qualcuno? Mossa da qualcuno?”. Un passaggio che prova a dare una chiave di lettura più ampia e meno letterale a un termine che ha immediatamente fatto rumore.


“Questa è una interpretazione che lei dà molto intelligente, acuta – annuisce l’avvocato di Stasi -, ovviamente partendo dal presupposto che le dichiarazioni del collega sono sue e le motivazioni per cui le dice sono sue”. De Rensis ha poi aggiunto: “Io mi ricordo tante altre frasi che lui ha detto che possono essere viste in molti modi, no? Anche ultimamente. Quindi sul perché continui a dire questo non lo so, continuo però io a dire che il collega Lovati lo ritengo un uomo intelligente”. Parole che, pur mantenendo le distanze, lasciano intendere come anche affermazioni considerate controverse non vengano liquidate semplicemente come fantasie, ma restino parte di un caso che, ancora oggi, continua a far discutere.


