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Giochi invernali, Ghali: “Alla cerimonia non potrò cantare l’inno. E non c’era spazio per la lingua araba”

Pubblicato: 05/02/2026 19:53

«So che è tutto un gran teatro». Con queste parole Ghali è intervenuto sui social alla vigilia della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano–Cortina, in programma domani, 6 febbraio, evento che lo vedrà protagonista tra polemiche e tensioni politiche.

Il post è stato pubblicato nella serata di oggi, 5 febbraio, sul profilo Instagram dell’artista e porta il titolo “A domani”. Un messaggio carico di significati, diffuso poche ore prima dell’evento ufficiale, che ha immediatamente attirato l’attenzione dell’opinione pubblica.

Il rapper milanese, di origini tunisine, è finito al centro del dibattito dopo le sue prese di posizione espresse durante il Festival di Sanremo 2024, quando aveva denunciato il genocidio a Gaza, suscitando reazioni contrastanti nel mondo politico e istituzionale.

Nei giorni scorsi, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi aveva commentato la sua presenza alla cerimonia olimpica rassicurando sull’assenza di contenuti politici: «Un Paese deve saper reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco».

Di tutt’altro tenore le critiche della Lega, che ha definito Ghali «un odiatore di Israele e del centrodestra», accusandolo di essere «già protagonista di scene imbarazzanti e volgari» e sostenendo che «l’Italia e i Giochi meritano un artista, non un fanatico proPal».

Sulla stessa linea è intervenuta anche Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha espresso l’auspicio che l’artista «abbia ricevuto indicazioni o linee guida precise sul ruolo che deve svolgere» durante l’evento.

Nel suo messaggio, Ghali non menziona direttamente le polemiche politiche, ma allude a una gestione controllata della sua partecipazione. «So quando una voce viene accettata, quando viene corretta e quando diventa di troppo», scrive il cantante, il cui compenso non è stato reso noto.

Il post, pubblicato anche in inglese e arabo, entra poi nel dettaglio di alcune condizioni che sarebbero state poste alla sua esibizione. «So perché non ho più potuto cantare l’Inno d’Italia. So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo».

Parole che lasciano intendere una rinuncia forzata all’uso dell’arabo nel testo previsto per la cerimonia. «So che un mio pensiero non può essere espresso – conclude Ghali –. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un gran teatro».

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