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Niger, l’Isis attacca l’aeroporto di Niamey: distrutti quattro aerei militari

Pubblicato: 05/02/2026 12:13

Lo Stato Islamico del Sahel ha messo a segno un attacco senza precedenti contro la capitale del Niger. La scorsa settimana un commando jihadista ha colpito l’aeroporto internazionale di Niamey e la Air Base 101, la struttura militare che condivide le stesse piste. È la prima volta che l’Isis riesce a penetrare nel cuore della capitale, prendendo di mira una delle installazioni strategiche del Paese governato dalla giunta militare salita al potere nel luglio 2023.
All’interno dello stesso complesso si trova anche il comando dei soldati russi dell’Africa Corps, arrivati dopo l’espulsione delle forze occidentali decisa dai generali. Nell’area sarebbero inoltre custoditi convogli con circa mille tonnellate di uranio provenienti dalle miniere del Nord, dopo la revoca delle licenze alle compagnie francesi. Sempre nello stesso perimetro è presente il campo fortificato del contingente italiano, l’unico rimasto ad addestrare le truppe locali.

Il blitz rivendicato dal Califfato

L’azione è stata rivendicata dallo Stato Islamico attraverso un breve comunicato diffuso sui suoi canali ufficiali, accompagnato da due filmati che mostrano le fasi dell’assalto. Secondo le immagini, il raid sarebbe stato condotto da una trentina di combattenti arrivati in moto e su almeno un pickup, con il supporto di droni kamikaze.
Nei video non si nota una resistenza significativa da parte dei soldati e dei gendarmi nigerini. Gli incursori si muovono liberamente tra hangar militari e parcheggi degli aerei civili, segno di una penetrazione rapida e coordinata.

Distrutti elicotteri e velivoli di sorveglianza

Il bilancio dell’attacco è pesante. I jihadisti sono riusciti a distruggere un elicottero da trasporto russo Mi-171 e quattro velivoli utilizzati dalle forze governative per il contrasto ai gruppi armati: due Cessna 208 Caravan e un Diamond DA42 Twin Star, tutti equipaggiati con sensori a infrarossi e sistemi di intercettazione radio.
Questi aerei rappresentavano una componente chiave della sorveglianza aerea, fungendo da veri e propri “occhi elettronici” per esercito e gendarmeria lungo le rotte più esposte alle imboscate. Nei filmati si vedono inoltre i miliziani colpire con armi automatiche un monomotore antiguerriglia turco Hurkus C, dotato di mitragliatrici e lanciarazzi sotto le ali.
Durante l’assalto sarebbe esploso anche un deposito di munizioni. Raffiche di armi leggere hanno raggiunto tre jet civili appartenenti a compagnie dell’Africa occidentale, parcheggiati nello scalo.

Un’operazione coordinata tra diverse cellule jihadiste

Secondo l’analista Brant Philip, il gruppo d’assalto sarebbe stato composto da militanti provenienti sia dallo Stato Islamico del Sahel sia dalla sua branca dell’Africa Occidentale. Uno degli aggressori parlerebbe la lingua Kanturi, tipica dell’area del Lago Ciad, un dettaglio che rafforzerebbe l’ipotesi di un’operazione congiunta tra diverse cellule.
Se confermata, questa dinamica rappresenterebbe un ulteriore salto di qualità del Califfato nella regione, sempre più capace di coordinare combattenti di diversa provenienza. Nel Sahel opera inoltre anche Jnim, organizzazione legata ad Al Qaeda, in un contesto già estremamente frammentato.

La risposta della giunta e il quadro di sicurezza

L’attacco costituisce una sfida diretta al regime guidato dal generale Abdourahamane Tiani. I militari nigerini affermano di aver ucciso una ventina di terroristi, incluso un presunto cittadino francese, accusando Francia e Benin di aver sostenuto l’azione jihadista. Al momento, però, non sono state diffuse immagini che documentino la reazione governativa, alla quale avrebbero partecipato anche soldati russi.
Nei filmati circolati online si vedono soltanto mitragliere contraeree sparare verso il cielo, probabilmente nel tentativo di intercettare i droni utilizzati dagli assalitori.
Il controllo della capitale resta nelle mani delle forze governative, ma i guerriglieri continuano a colpire lungo le principali arterie che portano a Niamey, prendendo di mira soprattutto i camion di carburante.

Rischi crescenti per l’intera regione

Il quadro della sicurezza in Niger, Mali e Burkina Faso – i tre Paesi del Sahel governati da giunte militari che hanno espulso le forze occidentali – appare sempre più fragile. La presenza di combattenti e armamenti russi non è riuscita finora a invertire la tendenza.
Una situazione che riguarda da vicino anche i circa 350 militari della missione bilaterale italiana, impegnati nell’addestramento di soldati e gendarmi nigerini e in progetti di cooperazione. Si tratta degli ultimi contingenti occidentali ancora presenti in un’area considerata strategica sia per il controllo delle rotte migratorie sia per gli equilibri geopolitici dell’Africa occidentale.

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