
Una scena di silenzio irreale ha accolto gli agenti intervenuti in una tranquilla strada residenziale, dove all’interno di un’abitazione si è consumata una tragedia familiare che ha sconvolto il Paese. Dietro la porta di una casa apparentemente come tante è stato scoperto un dramma che ha lasciato senza parole investigatori e vicini.
A lanciare l’allarme è stato un dettaglio inquietante: sulla porta d’ingresso era stato affisso un cartello con un messaggio chiaro e agghiacciante, “Non entrate. Chiamate la polizia”. All’interno dell’abitazione sono stati trovati i corpi senza vita di tutti i componenti della famiglia, insieme a quelli degli animali domestici. Una scoperta che ha immediatamente fatto temere il peggio e aperto interrogativi profondi sulle ragioni di un gesto tanto estremo.

“Non entrate, chiamate la polizia”: tragedia familiare
La famiglia, che abitava a Mosman Park, Perth, era composta da Maiwenna Goasdoue, di origine francese, dal compagno australiano Jarrod Clune e dai loro due figli adolescenti, Leon e Otis. I ragazzi erano affetti da autismo e, secondo quanto emerso nelle prime ore delle indagini, avevano bisogno di assistenza continua. In casa sono stati rinvenuti quattro corpi, oltre a quelli dei tre animali della famiglia, anch’essi uccisi.

Sui profili social della madre restavano fino a pochi giorni fa immagini che raccontavano tutt’altra storia: sorrisi sulla spiaggia, feste di compleanno con torte e candeline, momenti di apparente serenità familiare. Dietro quelle fotografie, però, si nascondeva una quotidianità segnata da difficoltà profonde. “Sappiamo che entrambi i bambini hanno dovuto affrontare gravi problemi di salute”, ha spiegato l’investigatrice Jessica Securo. “Questa è una situazione estremamente angosciante per tutti i soggetti coinvolti”.
Con il passare delle ore, il quadro si è fatto ancora più drammatico. Secondo quanto riferito dai media locali, che citano amici e persone vicine alla coppia, la famiglia si sentiva sopraffatta e isolata, con la percezione di un sistema di supporto insufficiente. Un senso di abbandono che avrebbe contribuito a maturare una decisione disperata, pianificata nel tempo e spiegata in una lettera lasciata dalla coppia.

La vicenda ha suscitato reazioni forti anche a livello istituzionale. Il ministro per la Disabilità Mark Butler ha parlato di una “terribile tragedia”, evitando però di entrare nel dettaglio del tipo di assistenza ricevuta dalla famiglia. Più netta la posizione della Commissaria australiana per la Discriminazione delle Disabilità Rosemary Kayess, che ha voluto lanciare un messaggio chiaro: “Dobbiamo respingere l’idea che la disabilità sia un peso”. E ha aggiunto, senza mezzi termini, “L’omicidio non è mai un’opzione”.
Solo nella parte finale delle indagini è emerso l’elemento più sconvolgente. Nella lettera lasciata dalla coppia venivano descritte la pianificazione del gesto e le motivazioni alla base della scelta. Leon e Otis, secondo quanto scritto dai genitori, avrebbero avuto bisogno di cure sempre più complesse e continue, e il futuro appariva ai loro occhi come un tunnel senza via d’uscita. Da qui la decisione di uccidere i figli e poi togliersi la vita, un epilogo che ha aperto un doloroso dibattito sul sostegno alle famiglie che convivono con la disabilità e sulla necessità di intervenire “ben prima di una crisi”.


