
È morto a 86 anni Claudio Sterpin, classe 1939, ex maratoneta capace di macinare oltre 200 mila chilometri in carriera, ma soprattutto l’uomo che fino all’ultimo ha tenuto acceso un faro sul mistero che da oltre quattro anni attraversa Trieste. La sua figura resterà legata indissolubilmente al nome di Liliana Resinovich, per tutti Lilly, scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita settimane dopo. Sterpin era stato l’ultima persona a sentirla al telefono quella mattina, pochi minuti prima che la donna uscisse di casa e sparisse nel nulla. Da allora non ha mai smesso di chiedere chiarezza, verità, giustizia. Con la stessa ostinazione con cui aveva affrontato le maratone, ha trasformato il dolore in impegno pubblico, partecipando a trasmissioni, interviste, incontri, convinto che la morte dell’amica non fosse un gesto volontario ma il frutto di qualcosa di molto più oscuro. La notizia della sua scomparsa chiude un capitolo umano del caso Resinovich, ma lascia intatto il peso delle domande che ancora attendono risposta.
Sterpin, atleta instancabile, era diventato negli ultimi anni una presenza costante nel dibattito mediatico attorno alla vicenda. Non un semplice conoscente, ma quello che lui stesso aveva definito un legame profondo con Lilly, una relazione fatta di telefonate quotidiane, progetti, attese. La mattina del 14 dicembre 2021 fu proprio lui a parlare con lei per l’ultima volta. Una conversazione breve, apparentemente normale, poi il silenzio. Da quel momento la scomparsa di Liliana Resinovich avrebbe scosso l’intera città e aperto una delle inchieste più discusse degli ultimi anni. Sterpin ha sempre sostenuto che Lilly fosse serena, determinata a cambiare vita, pronta a compiere scelte importanti. Per questo ha respinto con forza l’ipotesi del suicidio, chiedendo che le indagini andassero fino in fondo, senza scorciatoie.
Il dolore e il ricordo di Sergio Resinovich
Tra i primi a commentare con profonda commozione la dipartita di Sterpin è stato Sergio Resinovich, fratello di Liliana, che ha voluto sottolineare il legame di stima e la comune missione che li univa. Sergio ha descritto Claudio come una brava persona, capace di distinguersi tanto nello sport quanto nella vita privata per la sua integrità e la sua coerenza. Il dolore del fratello di Liliana nasce anche dalla consapevolezza che i due si erano avvicinati moltissimo proprio a causa della tragedia condivisa, trovando l’uno nell’altro un alleato prezioso nella battaglia contro l’ipotesi del suicidio, difesa fin dal primo momento con estrema fermezza da entrambi.
Uno dei punti più toccanti delle dichiarazioni di Sergio Resinovich riguarda l’amarezza per il fatto che Claudio non potrà assistere all’epilogo giudiziario del caso. Sterpin era convinto che Liliana non si fosse tolta la vita e aveva dedicato gli ultimi anni della sua esistenza a sostenere questa tesi davanti agli inquirenti e nelle numerose apparizioni televisive. Il fatto che sia mancato proprio mentre le indagini sono ancora in corso rappresenta, secondo Sergio, una beffa del destino, poiché Claudio teneva immensamente a vedere riconosciuta la giustizia per Lilly, una donna che occupava un posto speciale nel suo cuore e nella sua quotidianità.

La scomparsa e il ritrovamento
Il 14 dicembre Lilly esce di casa nel quartiere di San Giovanni a Trieste. Indossa abiti sportivi, porta con sé poche cose. Non rientra. Il marito ne denuncia la sparizione e scattano le ricerche. Per giorni la città trattiene il fiato. Poi, il 5 gennaio 2022, il corpo viene ritrovato in un boschetto dell’ex ospedale psichiatrico, avvolto in sacchi neri. La scena appare subito anomala. Le prime ipotesi parlano di suicidio, ma diversi elementi sollevano dubbi. L’autopsia iniziale non chiarisce definitivamente le cause del decesso e la procura apre un fascicolo per sequestro di persona. Nel tempo, tra perizie e controperizie, il quadro si fa sempre più complesso, alimentando sospetti e polemiche.
Proprio in questa fase emerge con forza la voce di Claudio Sterpin. Intervistato più volte, racconta del rapporto con Lilly, delle sue paure ma anche dei suoi progetti. Dice di non credere alla tesi del gesto volontario, insiste sulla necessità di approfondire ogni dettaglio, chiede che non si archivi in fretta. Le sue parole contribuiscono a mantenere alta l’attenzione pubblica sul caso Resinovich, trasformando una vicenda locale in un tema nazionale. Per alcuni è un testimone chiave, per altri una figura controversa, ma in ogni caso diventa uno dei protagonisti della narrazione attorno alla morte di Liliana Resinovich.
Un’inchiesta ancora aperta
Nel corso degli anni l’inchiesta conosce svolte, rallentamenti, nuove consulenze tecniche. Le valutazioni medico-legali vengono riviste, emergono ipotesi alternative, si parla di possibili segni sul corpo, di dinamiche non del tutto compatibili con un suicidio. La procura dispone ulteriori accertamenti e il dibattito si riaccende. Il caso Resinovich resta formalmente aperto, sospeso tra tesi contrastanti e attese giudiziarie. In questo clima, Sterpin continua a ribadire la sua convinzione: Lilly non si è tolta la vita. Fino agli ultimi mesi, nonostante l’età e i problemi di salute, ha ripetuto che la verità doveva emergere, costi quel che costi.
La morte di Claudio Sterpin arriva dunque mentre l’ombra sul destino di Liliana Resinovich non si è ancora dissolta. Se ne va un uomo che, al di là delle opinioni, ha incarnato la dimensione più ostinata della ricerca di giustizia. Un ex maratoneta che ha corso per tutta la vita e che, negli ultimi anni, ha affrontato la sua gara più dura: quella contro il silenzio. Ora resta un’indagine da chiudere e una città che continua a chiedersi cosa sia accaduto davvero quel 14 dicembre 2021.


