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La Germania di Merz punta al riarmo e riapre la questione tedesca in Europa

Pubblicato: 16/02/2026 12:08

C’è un filo storico che lega la Germania al Giappone lungo un secolo e mezzo di rincorse industriali, ambizioni imperiali, sconfitte traumatiche e rinascite economiche. Oggi quel filo torna d’attualità. La scelta annunciata dal cancelliere Friedrich Merz di trasformare la Bundeswehr nell’esercito convenzionale più potente d’Europa non è solo un passaggio programmatico: è il segnale di una metamorfosi strategica che potrebbe riaprire, in forme nuove, la storica questione tedesca.

Due storie parallele: Germania e Giappone

Germania e Giappone arrivano tardi all’industrializzazione ottocentesca, imitano e perfezionano tecnologie altrui, poi in pochi decenni diventano potenze produttive di primo piano. Entrambe inseguono un imperialismo aggressivo, entrambe vengono travolte nel 1945 e costrette a rinunciare alla propria proiezione militare.
Nel dopoguerra sublimano la sconfitta in potenza industriale. Berlino e Tokyo diventano campioni dell’export, integrate nella globalizzazione a guida americana, protette dall’ombrello di sicurezza degli Stati Uniti. La loro nuova identità è economica, non militare. La forza è nei macchinari, nell’auto, nella chimica, nella tecnologia.
Per decenni questa “vacanza dalla storia” ha funzionato. Ma oggi i limiti del modello emergono con evidenza.

Il ritorno della geopolitica

La guerra in Ucraina, l’aggressività russa verso l’Europa e la pressione cinese nell’Indo-Pacifico hanno scosso le certezze costruite nel dopoguerra. La Germania si trova esposta a minacce ibride e a una Russia revisionista; il Giappone osserva l’espansionismo cinese attorno a Taiwan.
Sul piano economico, la rincorsa verso la frontiera tecnologica è resa più difficile dalle innovazioni statunitensi e cinesi. E sul piano strategico, il dubbio più destabilizzante riguarda la tenuta dell’impegno americano.

L’era di Donald Trump ha incrinato l’idea di garanzie automatiche. Anche se Washington cambiasse orientamento politico, resta la consapevolezza che un’elezione può rimettere in discussione alleanze consolidate da ottant’anni. La dipendenza dalla protezione statunitense non appare più un dato immutabile.

Le medie potenze in un mondo darwiniano

Germania e Giappone non sono superpotenze globali. Sono le prime tra le medie potenze, e proprio per questo risultano esposte. In un sistema internazionale tornato competitivo e conflittuale, la loro ricchezza e centralità industriale le rendono vulnerabili.

Per Berlino la sfida è doppia: consolidare la sicurezza nazionale ed evitare di restare schiacciata tra Washington e Mosca. In questo quadro, il rafforzamento massiccio della Bundeswehr assume un significato che va oltre la difesa: è un cambio di postura politica e strategica.

Il progetto di Merz: potenza nazionale prima di tutto

Merz si definisce europeista, ma la priorità dichiarata è la Germania. Non parla di esercito europeo integrato: parla di fare della Bundeswehr “l’esercito convenzionale più potente d’Europa, il più rapidamente possibile”.

Il piano include investimenti straordinari nella difesa e nell’industria strategica, dallo spazio ai satelliti per comunicazioni e intelligence, con l’obiettivo di ridurre le dipendenze esterne. Berlino punta a una piena autonomia tecnologica e militare.

Se la spesa per la difesa arrivasse al 5% del Pil, il volume complessivo supererebbe cifre senza precedenti nel dopoguerra tedesco. Sarebbe una trasformazione epocale per l’intera architettura europea.

Il nodo nucleare e la deterrenza francese

Resta aperto il tema più delicato: la deterrenza nucleare. La Germania non possiede armi atomiche, mentre la Francia dispone di una forza autonoma. Merz ha avviato un confronto con Emmanuel Macron sulla possibilità di una dissuasione europea.

Ma la dottrina nucleare è per definizione nazionale. Estendere l’ombrello francese significherebbe accettare rischi esistenziali per Parigi in caso di attacco a un altro Stato membro. È un passaggio politicamente e strategicamente complesso. Se la frattura con Washington dovesse ampliarsi, non si può escludere che in futuro la Germania valuti scenari oggi impensabili.

Europa di fronte alla nuova Germania

Dal 1989 in poi, la Germania riunificata ha rappresentato una potenza economica rassicurante, incardinata nell’Unione europea e nella Nato. Oggi, per la prima volta dalla fine della Guerra fredda, Berlino chiede agli alleati di accettare una sua trasformazione militare profonda.

Negli anni della riunificazione, Helmut Kohl accettò l’euro in cambio dell’unità nazionale, anche su impulso di François Mitterrand. Oggi il contesto è diverso: la Germania non cede sovranità, la rafforza.

Se l’Unione europea saprà accompagnare questa metamorfosi con strumenti comuni, fondi condivisi e una vera politica di difesa europea, il riarmo tedesco potrà essere incanalato in una cornice collettiva. In caso contrario, il rischio è il ritorno di una dinamica che l’Europa pensava superata: la riemersione della questione tedesca nel cuore del continente.

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