
Il caso della piccola Beatrice, la bimba di soli 2 anni strappata alla vita in circostanze drammatiche, si sposta tra le mura di un’abitazione a Perinaldo, nell’imperiese. È iniziato questa mattina alle 9.30 il secondo e decisivo sopralluogo dei Ris di Parma nella casa di Manuel I., compagno di Manuela Aiello, la madre della vittima. Gli specialisti dell’Arma sono a caccia di tracce biologiche per confermare il sospetto del consulente della Procura, Andrea Leoncini: l’ipotesi è che la bambina sia spirata proprio lì e non a Bordighera, dove risiedeva ufficialmente con la madre e le sorelle.
Traumi e omissioni: l’ombra del maltrattamento
L’autopsia condotta dal professor Francesco Ventura ha già scattato una fotografia agghiacciante: Beatrice presentava lesioni diffuse su dorso, addome, gambe e labbro superiore, oltre a un trauma cranico compatibile con l’emorragia cerebrale fatale. Il contesto emerso è quello di una famiglia allo sbando, con il padre naturale della piccola in carcere e una rete di sospetti che avvolge la madre e il compagno, entrambi accusati di omicidio preterintenzionale. Quando il 9 febbraio Manuela ha allertato il 112, i soccorritori hanno trovato il corpo ormai freddo; secondo gli inquirenti, la morte risalirebbe a ben sei ore prima della chiamata.
Di fronte alle evidenze, la donna ha provato a difendersi con dichiarazioni che la Procura ritiene discordanti: «È caduta dalle scale, per questo aveva i lividi. Non ho mai toccato le mie figlie neanche con un dito». Tuttavia, le parole di una vicina pesano come macigni, sostenendo che la donna «picchiava ogni giorno la sua bambina più piccola». Mentre si attendono i risultati definitivi degli esami istologici, le sorelline di 9 e 10 anni restano in una struttura protetta, lontane da una realtà domestica diventata un incubo.

