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Francesca Albanese, respinta dall’Onu la richiesta di dimissioni

Pubblicato: 18/02/2026 18:43

Il muro contro muro tra le diplomazie occidentali e le Nazioni Unite si arricchisce di un capitolo decisivo. Il comitato di sei esperti dell’Alto commissariato per i diritti umani ha preso una posizione netta: la richiesta di dimissioni avanzata contro Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi, è ufficialmente “basata sulla disinformazione”. La mozione, partita inizialmente dalla Francia e sostenuta da altre sei nazioni, tra cui l’Italia, è stata respinta con forza dall’organismo internazionale, che vede in questa mossa un segnale allarmante. “Preoccupa l’aumento di attacchi politicamente motivati e maliziosi contro esperti indipendenti di diritti umani”, spiegano gli esperti, denunciando un clima di ostilità verso chi cerca di accertare responsabilità internazionali.

Il caso del video manipolato e la verità dei fatti

Al centro della bufera era finito un video in cui la relatrice sembrava definire Israele un “nemico comune”. Tuttavia, l’analisi del comitato ha confermato che il filmato è stato tagliato ad arte, alterando il senso profondo del discorso tenuto durante un forum di Al Jazeera. Nel suo ragionamento integrale, Albanese analizzava il ruolo dei media e della finanza: “Il fatto è che, invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l’ha armato, offrendo pretesti politici, copertura diplomatica e supporto economico e finanziario”. La relatrice continuava spiegando che, nonostante la crisi del diritto internazionale, la comunità mondiale sta prendendo coscienza delle sfide globali: “Non abbiamo il controllo sugli algoritmi, sui sistemi operativi o sulle risorse finanziarie, ma vediamo che noi, come umanità, abbiamo un nemico comune”. Il montaggio manipolato aveva dunque sostituito il concetto di sfida globale con un attacco diretto allo Stato ebraico.

L’Onu non si è limitata a difendere la sua funzionaria, ma ha rilanciato con un richiamo durissimo agli Stati membri. Invece di colpire la signora Albanese, che opera tra “intimidazioni persistenti, attacchi personali coordinati e sanzioni unilaterali illegali”, i Governi dovrebbero collaborare con la Corte Penale Internazionale per perseguire i crimini commessi a Gaza. A sostegno di questa linea si sono schierati anche 150 tra ex ministri e diplomatici, che in una lettera aperta condannano “l’uso di elementi inaccurati e manipolati per screditare un detentore di un mandato indipendente”. Per i firmatari, il lavoro di Albanese ribadisce un cardine del diritto: la responsabilità per le violazioni “è un obbligo legale, non una scelta politica”.

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Ultimo Aggiornamento: 18/02/2026 18:52

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