
Si intitola «La voce che spaventa» l’ultimo post pubblicato da Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, nel pieno delle polemiche esplose dopo l’arresto di Valter Lavitola, che oggi ha ammesso davanti al gip di essere il mandante dell’attentato ai danni del giornalista. Un messaggio dai toni forti, nel quale Ranucci ripercorre alcuni dei capitoli più drammatici della storia italiana.
«Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza», scrive il conduttore.
Il ragionamento di Ranucci prosegue con un parallelo tra le grandi figure della storia italiana vittime della violenza e il ruolo di chi cerca di portare alla luce verità scomode. «Muoiono tutti nello stesso identico modo — non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte», sostiene.
Poi aggiunge: «E per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta». Parole che arrivano poche ore dopo la confessione di Lavitola e che sembrano inserirsi nel clima di forte tensione politica e mediatica che circonda il caso.
Il post ha immediatamente alimentato nuove reazioni nel mondo politico. Tra le voci più dure c’è quella di Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, che ha contestato apertamente il riferimento di Ranucci a Moro, Mattarella, Falcone e Borsellino.
«Ranucci che si paragona a Moro, Falcone e Borsellino??? Non so se faccia più rabbia, pena o tristezza», ha scritto Salvini sui social, tornando anche sulla richiesta avanzata nei giorni scorsi di una pausa del conduttore dalla conduzione di Report.
Il vicepremier lega la sua critica anche agli ultimi sviluppi dell’inchiesta e, in particolare, all’arresto di Lavitola. «Alla luce degli inquietanti dettagli che stanno emergendo in queste ore, a partire dall’arresto del suo amico Lavitola», scrive Salvini, «ritengo opportuno» che la Rai intervenga.
La richiesta del leader della Lega è netta: «Il servizio pubblico, finanziato da tutti gli italiani, sospenda la collaborazione con chi è coinvolto in questa torbida vicenda». Una presa di posizione che aggiunge ulteriore peso al dibattito sul futuro di Ranucci all’interno della Rai.
Sul caso resta intanto centrale la confessione di Lavitola, che ha dichiarato di essere il mandante dell’attentato e ha sostenuto che l’obiettivo fosse quello di far aumentare il livello della scorta assegnata a Ranucci. Il difensore dell’ex parlamentare ha inoltre risposto «no comment» alla domanda sull’eventuale conoscenza del piano da parte del giornalista.
Il confronto politico e mediatico è quindi destinato a proseguire. Da una parte le parole di Ranucci, che rivendica il valore della ricerca della verità e richiama figure simbolo della storia italiana; dall’altra le critiche di Salvini e del centrodestra, che chiedono alla Rai di prendere le distanze dal conduttore. Al centro, un’inchiesta giudiziaria ancora in corso e una vicenda che continua ad aggiungere nuovi, pesanti capitoli.


