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Campo largo, primarie nel caos: nessuna regola e la sfida Schlein-Conte divide già la coalizione

Pubblicato: 12/08/2026 08:23

Il campo largo comincia a ragionare sulle primarie, ma il percorso verso la scelta del candidato premier del centrosinistra appare ancora pieno di incognite. Non ci sono regole condivise, non è stato stabilito se prevedere un turno unico o un eventuale ballottaggio e, soprattutto, manca ancora un accordo politico capace di tenere insieme tutte le componenti della coalizione. Con l’ipotesi di elezioni politiche nella prossima primavera, tra Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e centristi cresce però la pressione per accelerare.

Il problema principale riguarda i nomi. Nel centrosinistra prevale la convinzione che indicare troppo presto un candidato possa significare esporlo per mesi e rischiare di bruciarlo prima ancora dell’inizio della campagna elettorale. Per questo le candidature che iniziano a circolare vengono considerate ancora interlocutorie. Sul tavolo resta però l’ipotesi più evidente: una sfida alle primarie tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, soluzione che non entusiasma tutti gli alleati.

Avs teme il duello Schlein-Conte

Da Alleanza Verdi e Sinistra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli insistono sulla necessità di costruire prima un’intesa programmatica. Le primarie non vengono escluse, ma secondo Avs trasformare subito il confronto interno in una competizione personale rischierebbe di dividere il centrosinistra anziché rafforzarlo. Prima dei gazebo, dunque, dovrebbe essere definita una piattaforma comune sui principali dossier politici.

Anche nel Partito democratico il calendario resta aperto. Molto dipenderà dall’evoluzione della legge elettorale e dalle modalità con cui il centrosinistra dovrà presentarsi alle prossime politiche. Le divergenze tra Schlein e Conte, intanto, rimangono evidenti soprattutto sulla politica estera e sul sostegno all’Ucraina, uno dei temi più delicati nella costruzione di un programma unitario.

Conte spinge invece per anticipare i tempi. Il leader del Movimento 5 Stelle sta intensificando l’attività politica sul territorio e considera rischioso rinviare fino a febbraio la scelta dello sfidante di Giorgia Meloni, perché significherebbe lasciare alla premier diversi mesi di vantaggio. Intorno ai due principali leader continuano intanto a muoversi anche gli altri protagonisti della coalizione.

Matteo Renzi non esclude una propria candidatura, mentre Alessandro Onorato, con Progetto Civico Italia, propone di arrivare a un programma già a settembre e alle primarie a novembre. Tra i profili che restano in campo compare anche Ernesto Maria Ruffini, mentre continua la ricerca di una soluzione che possa evitare una resa dei conti diretta tra Pd e Movimento 5 Stelle.

Spunta l’ipotesi del federatore

L’alternativa alle primarie potrebbe essere rappresentata da un federatore, una personalità capace di tenere insieme le diverse anime del centrosinistra senza trasformare la scelta della leadership nella vittoria di un partito sugli altri. In questo scenario torna a circolare il nome di Pier Luigi Bersani, considerato una figura in grado di mantenere un dialogo sia con il Pd sia con il Movimento 5 Stelle.

Sullo sfondo rimangono anche i nomi dei sindaci Roberto Gualtieri e Gaetano Manfredi, oltre a quello della sindaca di Genova Silvia Salis. Per il momento, però, il campo largo resta sospeso tra primarie, accordi programmatici e ricerca di una candidatura unitaria. Un primo banco di prova politico arriverà con il confronto previsto all’inizio di settembre alla festa nazionale di Avs: fino ad allora la corsa alla leadership del centrosinistra resta aperta, ma senza regole definitive e senza un candidato capace di mettere tutti d’accordo.

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