
La norma sulla parità di genere approvata in Regione Sicilia, in palese assurdo ritardo sul Paese, cambierà radicalmente la politica siciliana. Non è solo un problema di diritti ma di costruzione dell’organizzazione politica. In questo momento i capi o capetti locali, deputati o sindaci, potevano organizzare la raccolta del consenso tramite premiazioni dei più meritevoli, non quelli che avevano più competenze, ma coloro che portavano più consensi ai decisori, che siano essi il sindaco o l’onorevole regionale, i nazionali sono pressoché esclusi, che possono incidere sulla designazione degli assessori.
Ora questi galoppini del voto a pagamento di premio, fare l’assessore in Sicilia è tipo un baronato con connesso feudo funzionale, perdono un grande spazio a favore delle donne, che nella visione politica siciliana portano più problemi, le devi convincere, che voti. Come faranno capi e capetti a motivare le truppe? Certo puoi sempre dire al portatore, non sempre sano, di consenso, metto tua moglie o meglio la figlia, sangue del suo sangue, o la sorella.
Ma il titolo narcisistico di assessore su cui il maschietto costruiva sogni di gloria ed ambizione si va a fare benedire. Se poi ci mettiamo che la donna è mobile, autonoma, nel processo decisorio, l’organizzazione delle giunte, le sue deliberazioni, muterano antropologicamente. L’assessore donna la devi convincere, sforzo terribile per chi è abituato al voto sodale maschile.
E soprattutto a tutti quei maschietti a cui ho promesso un titolo di vanto ora mi voteranno lo stesso, sapendo che i loro premio ha meno probabilità di Eurobet? Però in questa crisi ci potrebbero essere due opportunità. Che cadendo la propensione alle scommesse elettorali con vincita assessorile magari più persone, uomini e donne, vengano scelte nei ruoli di governo per competenze più che per consenso. L’altra opportunità è che la legge parla di parità di genere, non di donne. E vista la progressiva crescita esponenziale delle donne nei ruoli apicali della società, nonostante il nostro noto patriarcato, questa quota del 40% potrebbe essere tra poco più una tutela per i maschietti. Prima o poi le Meloni, le Schlein, le Von der Lyen arriveranno anche in terra di Sicilia, e una quota maschile difensiva potrebbe fare comodo.


