
È morto oggi a Firenze, sua città natale, l’economista ed ex ministro Piero Barucci, all’età di 92 anni. Una figura di spicco nel panorama economico e finanziario italiano, Barucci ha lasciato un’impronta significativa in numerosi settori.
Nato il 29 giugno 1933, Barucci è stato presidente del Monte dei Paschi di Siena dal 1983 al 1990, guidando una delle istituzioni bancarie più antiche e rilevanti del Paese. Durante il suo mandato ha affrontato sfide complesse legate alla modernizzazione del settore bancario italiano.
Dal 1987 al 1991 ha ricoperto la carica di presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, contribuendo a rafforzare i rapporti tra le banche e le istituzioni pubbliche e private.
Tra il 1992 e il 1994 Barucci è stato ministro del Tesoro, prima nel governo guidato da Giuliano Amato e poi con Carlo Azeglio Ciampi, affrontando un periodo economico delicato caratterizzato da riforme e politiche di risanamento finanziario.

Ha ricoperto anche importanti ruoli dirigenziali nel settore privato, come amministratore delegato del Credito Italiano e consigliere di amministrazione dell’IRI, contribuendo a strategie di gestione e sviluppo industriale.
Barucci ha fatto parte per sette anni dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, dove ha lavorato alla tutela della concorrenza e alla regolamentazione dei mercati italiani, rafforzando i principi di trasparenza e correttezza commerciale.
La sua carriera accademica è stata altrettanto prestigiosa: ha insegnato presso le università di Siena e di Firenze, sua città natale, dove si era laureato nel 1959 e in seguito è stato preside della facoltà di Economia e Commercio, contribuendo alla formazione di intere generazioni di economisti.
Il suo contributo alla finanza, alla politica e all’istruzione lo rende una figura di riferimento nel panorama italiano, riconosciuta per competenza, rigore e capacità di mediazione tra mondo pubblico e privato.
La scomparsa di Piero Barucci rappresenta una perdita significativa per l’economia italiana e per chi ha avuto modo di conoscerlo come docente, dirigente e uomo di Stato, lasciando un’eredità professionale e morale destinata a durare nel tempo.


