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Hillary Clinton all’attacco: “Mai incontrato Epstein. Interrogate Trump, non me”

Pubblicato: 26/02/2026 21:32

«Non ricordo di averlo incontrato e non sono mai stata sulla sua isola, né a casa sua o nei suoi uffici». Con queste parole Hillary Clinton ha risposto davanti alla commissione di sorveglianza della Camera che l’ha convocata nell’ambito dell’indagine sul caso Jeffrey Epstein.
L’ex segretario di Stato ha respinto ogni coinvolgimento personale e ha rilanciato l’attacco contro Donald Trump, chiedendo che sia lui a essere interrogato sotto giuramento.

La deposizione e l’affondo contro Trump

La deposizione si è svolta a Chappaqua, nello Stato di New York, e ha mostrato una Clinton combattiva fin dalle dichiarazioni iniziali. Secondo l’ex candidata alla Casa Bianca, una commissione che punta davvero alla trasparenza dovrebbe chiarire la questione dei file scomparsi dal sito del Dipartimento di Giustizia.

Nel mirino, in particolare, i documenti contenenti le accuse di una vittima che menzionerebbe Trump. «Una commissione che ambisce alla trasparenza dovrebbe andare a fondo della vicenda dei file spariti», ha affermato, suggerendo che il presidente debba essere interrogato direttamente per spiegare «perché il suo nome compare centinaia di migliaia di volte».
Un attacco frontale che riapre una rivalità politica mai sopita, a dieci anni dalla sconfitta elettorale del 2016.

La difesa di Bill Clinton

Nel corso dell’audizione, Hillary Clinton ha anche difeso ancora una volta il marito Bill Clinton, che in passato aveva frequentato Epstein prima che emergessero le accuse di reati sessuali.

L’ex presidente è stato più volte fotografato con Epstein e con Ghislaine Maxwell, e ha viaggiato sull’isola privata dell’imprenditore almeno quattro volte. Circostanze che ora tornano al centro del dibattito pubblico.

Per Hillary, tuttavia, il caso Epstein non può essere ridotto a una questione politica. «Era un individuo atroce, ma non è il solo. Non si tratta di un caso isolato, né di uno scandalo politico. È una piaga globale con un costo umano inimmaginabile», ha dichiarato ai membri della commissione.

Il sostegno al marito ricalca una linea tenuta in passato in altri momenti difficili, dal caso Lewinsky alle accuse mosse da Gennifer Flowers negli anni Novanta.

I file mancanti e le pressioni dei democratici

I democratici sostengono che Trump dovrebbe presentarsi davanti alla commissione, come hanno fatto i Clinton. Il presidente, però, si ritiene «completamente esonerato» sulla base dei documenti pubblicati finora.

Restano tuttavia interrogativi sulla mancanza di circa cinquanta pagine relative alle accuse di una minorenne. Un vuoto documentale che l’opposizione intende approfondire.

Le tensioni nell’amministrazione

Il caso Epstein continua a generare frizioni anche all’interno dell’amministrazione americana. La ministra della Giustizia Pam Bondi sarebbe finita nel mirino per la gestione della diffusione dei file.

Sotto pressione anche il segretario al Commercio Howard Lutnick, che dopo aver negato contatti con Epstein ha ammesso di aver visitato la sua isola e di averlo coinvolto in alcune raccolte fondi, tra cui una legata alla campagna presidenziale di Hillary Clinton.

In un clima politico già polarizzato, la vicenda Epstein torna così a occupare il centro della scena, intrecciando responsabilità personali, rivalità politiche e richieste di trasparenza su uno degli scandali più controversi degli ultimi anni.

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