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Sandro Munari, addio al Drago dei rally: l’uomo che sfidò la fisica e scelse la sua strada

Pubblicato: 28/02/2026 12:22

È morto Sandro Munari, il leggendario Drago dei rally, uno dei piloti italiani più vincenti e influenti di sempre. Aveva 85 anni. Nato a Cavarzere, in provincia di Venezia, nel 1940, aveva scelto Bologna come città d’adozione, diventandone uno dei simboli sportivi più amati. Con lui se ne va un pezzo dell’epoca d’oro del motorsport, quella in cui le auto derapavano sui tornanti senza l’aiuto dell’elettronica e i piloti guidavano più con l’istinto che con i sensori.

Munari è stato il volto romantico e feroce del rally internazionale. Lo chiamavano “il Maradona dei rally” per la capacità di piegare la strada al proprio talento. In abitacolo era essenziale, concentrato, silenzioso. Fu tra i protagonisti assoluti degli anni Settanta, quando questa disciplina diventò uno sport di massa, capace di richiamare milioni di spettatori lungo le prove speciali. E lui contribuì a quella febbre collettiva con una serie di vittorie che ancora oggi fanno scuola.

Le vittorie con Lancia e Ferrari

La sua carriera iniziò a decollare nel 1967 al Tour de Corse, con la Lancia Fulvia HF, regalando alla casa torinese il primo grande successo internazionale. Nel 1969 arrivò il trionfo nel Campionato Italiano Rally, mentre dal 1972 iniziò l’avventura mondiale con la vittoria al Rally di Monte Carlo. Nello stesso periodo conquistò anche la leggendaria Targa Florio con la Ferrari 312P, scrivendo il proprio nome nella storia dell’automobilismo.

Il legame con Lancia divenne indissolubile. Prima la Fulvia, poi la mitica Stratos, vettura simbolo degli anni Settanta e delle sue imprese più memorabili, da Sanremo alla Gran Bretagna, dal Portogallo al Marocco. Nel 1977 arrivò la consacrazione definitiva: la vittoria nel Campionato del Mondo Rally (Coppa Internazionale FIA Piloti), primo italiano a riuscirci. Fu anche corteggiato dalla Formula 1, con un’offerta di Frank Williams, ma scelse di restare fedele ai rally, l’ambiente che sentiva più vicino alla sua idea di strada.

L’incidente in Macedonia e il ritorno

La sua carriera fu segnata anche da un dramma. Nel 1968, in Macedonia, durante il trasferimento verso il Rally di Monte Carlo, un camion investì la sua vettura. Nell’impatto perse la vita il navigatore Luciano Lombardini, mentre Munari rimase gravemente ferito. Tornò alle corse appena tre mesi dopo, senza milza, continuando a vincere e dimostrando una determinazione fuori dal comune.

Si ritirò nel 1984 dopo diciassette anni al volante, ma non lasciò il mondo dei motori. Fu team manager dell’Alfa Romeo in Formula 1, lavorò allo sviluppo sportivo in Lamborghini e fondò una scuola di guida sicura a Bologna. Nel 1996 tornò per un’ultima sfida alla Trento Bondone, l’“università delle salite”, a bordo di una Ford Escort Cosworth, spinto dalla nostalgia dell’asfalto.

Munari aveva intuito prima di molti altri che il pilota moderno doveva essere anche un tecnico. Studiava la vettura, collaborava allo sviluppo, credeva nel lavoro di squadra e nella preparazione meticolosa. Neve, asfalto o sterrato cambiavano poco: la sua forza era l’adattabilità. Oggi il mondo del rally perde un protagonista assoluto. Ma il nome del Drago resta inciso nella memoria di chi ha amato l’epoca in cui la strada era una sfida aperta e il coraggio faceva la differenza.

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Ultimo Aggiornamento: 28/02/2026 13:06

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