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Mille soldati italiani nelle basi in Medioriente, scatta l’allerta

Pubblicato: 01/03/2026 08:10

Mille militari italiani nelle basi del Golfo, tutti in sicurezza. Dopo l’attacco della notte, la priorità è stata una sola: proteggere il personale. Le esercitazioni sono state sospese, le attività di addestramento interrotte e i soldati trasferiti nei bunker secondo le procedure di emergenza. Nessun ferito tra gli italiani, nessun danno segnalato alle strutture sotto responsabilità nazionale.

Il contingente italiano schierato tra Iraq e Kuwait conta complessivamente circa un migliaio di unità. Il fulcro della presenza è diviso tra la base di Ali Al Salem Air Base, in Kuwait, e quella di Erbil Air Base, nel Kurdistan iracheno. Sono le due installazioni più esposte dell’area e quelle dove si concentra la parte più consistente del dispositivo tricolore.

In Kuwait opera soprattutto la componente aerea italiana: droni per la sorveglianza, velivoli da trasporto e personale dell’Aeronautica impegnato in attività di supporto e coordinamento. La base di Ali Al Salem è stata interessata dalla caduta di missili all’interno del perimetro. Immediatamente sono scattate le sirene e le procedure di protezione previste in caso di attacco.

A Erbil è presente un contingente numericamente rilevante composto da addestratori, personale logistico e militari impegnati nella formazione delle forze di sicurezza locali. Anche qui, alla notizia dei raid, l’ordine è stato chiaro e immediato: sospensione delle attività e trasferimento nei bunker protetti. La macchina della sicurezza si è mossa in pochi minuti.

Le missioni restano formalmente operative, ma tutte le attività non essenziali sono state congelate. Le misure di protezione attivate nelle ultime ore ricalcano quelle già adottate nei momenti di massima tensione regionale, con un rafforzamento dei protocolli di sicurezza e una riduzione al minimo degli spostamenti.

Al momento non è prevista alcuna evacuazione. Il contingente italiano non si muove e non sono in corso operazioni di trasferimento verso altre aree. Le condizioni operative e il quadro di sicurezza non consentono spostamenti su larga scala. La scelta è mantenere il personale all’interno delle strutture protette, in attesa di sviluppi.

Il coordinamento con gli alleati resta costante. Le comunicazioni tra i comandi sul campo e lo Stato Maggiore sono continue, con aggiornamenti in tempo reale sull’evoluzione dello scenario. L’obiettivo è garantire la sicurezza dei militari senza compromettere la tenuta delle missioni internazionali ancora in corso.

Tra Iraq e Kuwait restano dunque circa mille militari italiani, in modalità di massima allerta. Le basi sono operative ma blindate, le attività sospese, i movimenti ridotti allo stretto necessario. Ogni decisione sarà valutata alla luce dell’evoluzione della crisi.

La linea è chiara: protezione del personale, monitoraggio costante, nessuna iniziativa avventata. In una regione tornata ad altissima tensione, la priorità resta una sola — riportare tutti a casa sani e salvi quando le condizioni lo consentiranno.

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Ultimo Aggiornamento: 01/03/2026 08:11

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