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Il superboss Nitto Santapaola morto in carcere a Milano: è stato uno dei mandanti di Capaci

Pubblicato: 02/03/2026 20:11

È morto nel pomeriggio di lunedì 2 marzo, nel reparto carcerario dell’ospedale San Paolo di Milano, il boss mafioso catanese Benedetto Santapaola, noto come Nitto Santapaola. Aveva 87 anni ed era stato condannato all’ergastolo come uno dei capi più sanguinari di Cosa Nostra.

Santapaola era detenuto nel carcere di Carcere di Opera in regime di 41 bis, il cosiddetto carcere duro, misura prevista per i detenuti ritenuti particolarmente pericolosi e ancora in grado di mantenere contatti con l’organizzazione criminale di appartenenza.

Arrestato il 18 maggio 1993 dopo anni di latitanza, il boss catanese è stato una figura centrale della mafia siciliana tra gli anni Ottanta e Novanta. La sua ascesa ai vertici del clan etneo coincise con una stagione di violenza e regolamenti di conti interni a Cosa Nostra.

Nel corso dei processi, Santapaola è stato ritenuto responsabile di numerosi omicidi e di aver avuto un ruolo in alcune delle pagine più oscure della strategia stragista mafiosa. Il suo nome è emerso in diverse inchieste legate ai rapporti tra mafia, politica e imprenditoria.

Negli ultimi mesi le sue condizioni di salute si erano aggravate. Per questo motivo era stato trasferito dal carcere di Opera al reparto medico speciale dell’ospedale San Paolo di Milano, struttura riservata ai detenuti sottoposti al regime di carcere duro.

La morte è sopraggiunta nel pomeriggio, al termine di un progressivo peggioramento del quadro clinico. Non risultano, al momento, elementi diversi da quelli legati alle sue condizioni fisiche già compromesse.

La figura di Santapaola resta legata a una delle stagioni più violente della mafia siciliana, segnata da attentati, omicidi eccellenti e scontri interni per il controllo del territorio. Il clan catanese da lui guidato è stato per anni uno dei più influenti dell’isola.

Con la sua scomparsa si chiude un capitolo della storia criminale italiana iniziato negli anni Settanta e culminato con la stagione delle stragi dei primi anni Novanta. Una parabola che ha segnato profondamente la lotta dello Stato contro la mafia.

La morte del boss non cancella il peso delle condanne definitive e delle responsabilità accertate nei tribunali. Resta il ricordo di una lunga stagione di sangue che ha coinvolto magistrati, forze dell’ordine e cittadini innocenti, nel più ampio contesto della guerra dello Stato contro Cosa Nostra.

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