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Iran, droni su centrali e raffinerie per lo shock energetico: la strategia dei pasdaran come Putin in Ucraina

Pubblicato: 03/03/2026 15:52

Iran, la guerra si estende oltre i confini iniziali e assume una dimensione regionale sempre più ampia. Non è più soltanto uno scontro tra Stati Uniti, Israele e Iran: la risposta di Teheran, dopo l’uccisione della Guida Suprema, si è rivolta anche contro le monarchie sunnite del Golfo, accusate di ospitare basi americane e di sostenere indirettamente l’offensiva contro la Repubblica islamica.
Colpire centrali elettriche, raffinerie e impianti del gas significa trasformare il conflitto in uno shock energetico globale. È una strategia che richiama quanto già visto in Ucraina, dove Mosca ha preso di mira le infrastrutture civili per indebolire la popolazione e mettere sotto pressione governi e alleati.

L’obiettivo: destabilizzare il sistema energetico regionale

L’attacco ai siti energetici in Qatar, Kuwait e Arabia Saudita segna un salto di qualità. Droni e missili hanno colpito impianti strategici come Ras Laffan e Mesaieed, nodi centrali per la produzione di gas naturale liquefatto. Il Qatar ha annunciato la sospensione temporanea di parte delle attività, mentre l’Arabia Saudita ha fermato la raffineria di Ras Tanura.

La chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale, amplifica l’impatto. Petroliere bloccate o danneggiate, assicurazioni alle stelle e rotte commerciali in tilt: l’effetto immediato è l’impennata dei prezzi di greggio e gas, con ripercussioni dirette sui mercati internazionali.

Il fronte libanese e l’escalation militare

Parallelamente si riaccende il fronte nord di Israele. Hezbollah, alleato storico di Teheran, ha lanciato razzi e droni verso il nord dello Stato ebraico e contro le raffinerie di Haifa. L’esercito israeliano ha risposto con raid su Beirut, sulla valle della Bekaa e nel sud del Libano, colpendo decine di obiettivi.

Il rischio di un allargamento ulteriore è concreto. L’eventuale coinvolgimento diretto di Arabia Saudita e Qatar – già impegnati nella difesa dei propri impianti – trasformerebbe il conflitto in uno scontro aperto tra blocchi regionali, con conseguenze difficilmente prevedibili.

L’Europa sfiorata dal conflitto

Per la prima volta la tensione tocca direttamente un territorio europeo. Un drone si è schiantato sulla base britannica di Akrotiri, a Cipro, costringendo all’evacuazione di parte dell’area. Gli aeroporti di Larnaca e Paphos sono stati temporaneamente chiusi dopo l’allerta per velivoli senza pilota.

Il Regno Unito ha ribadito di non essere formalmente in guerra, ma l’utilizzo delle basi britanniche per operazioni difensive inserisce Londra nel quadro strategico del conflitto. Anche la Grecia ha rafforzato la presenza navale nell’area.

Una guerra che punta all’economia

L’impressione è che l’Iran stia adottando una strategia asimmetrica mirata a colpire l’economia e la sicurezza energetica dei rivali. Droni kamikaze, attacchi mirati a infrastrutture e minacce alla navigazione commerciale rappresentano strumenti per compensare l’inferiorità militare convenzionale rispetto a Stati Uniti e Israele.

L’effetto, tuttavia, è quello di “socializzare” il conflitto: ogni impianto danneggiato, ogni nave fermata, ogni centrale fuori uso si traduce in instabilità dei mercati, aumento dei costi per imprese e famiglie e pressione politica sui governi coinvolti.

In questo scenario, la guerra non si combatte soltanto con missili e bombardamenti, ma con l’arma dell’energia. E il campo di battaglia si estende ben oltre il Medio Oriente.

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