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“Morte e distruzione sull’Iran”: il capo del Pentagono annuncia la svolta dopo 100 ore di guerra

Pubblicato: 04/03/2026 17:20

Il briefing tenuto al Pentagono il 4 marzo 2026 dal segretario alla Guerra Pete Hegseth segna un punto di svolta comunicativo e strategico nell’ambito dell’operazione Epic Fury. Dopo appena cento ore dall’inizio dell’offensiva congiunta tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, l’amministrazione Trump ha voluto trasmettere un messaggio di forza assoluta e di controllo totale della situazione. Hegseth, affiancato dal capo di stato maggiore Dan Caine, ha delineato un quadro bellico in cui la tecnologia e la potenza di fuoco occidentale sembrano aver già compromesso le capacità difensive della teocrazia iraniana. Nonostante i dubbi che iniziano a circolare tra gli alleati europei e persino all’interno della stessa base politica di Donald Trump, il Pentagono tira dritto dichiarando che l’offensiva è solo nelle sue fasi iniziali e che i risultati ottenuti finora sono incredibili.

La supremazia aerea e il dominio dei cieli iraniani

Secondo quanto dichiarato dal segretario Hegseth, il passaggio fondamentale del conflitto avverrà nei prossimi giorni, quando le forze aeree raggiungeranno il controllo completo e incontrastato dello spazio aereo dell’Iran. Questa condizione permetterà ai bombardieri americani e israeliani di operare senza sosta, garantendo una presenza costante sopra gli obiettivi sensibili. Il rebranding del dipartimento della Difesa in dipartimento della Guerra sembra riflettere questa nuova postura aggressiva, che mira a distruggere sistematicamente l’esercito nemico e i suoi vertici senza dover necessariamente ricorrere all’invio di truppe di terra. L’obiettivo dichiarato è quello di esercitare una pressione tale da rendere inutile qualunque tentativo di resistenza, trasformando il cielo iraniano in un dominio esclusivo della coalizione.

Un altro punto centrale del briefing ha riguardato la sostenibilità dell’impegno militare a lungo termine. Il capo di stato maggiore Dan Caine ha sottolineato che gli Stati Uniti possiedono scorte di munizioni di precisione praticamente infinite, smentendo le voci di un possibile esaurimento degli arsenali dovuto ai molteplici fronti aperti. Al contrario, l’intelligence americana stima che Teheran stia esaurendo rapidamente le proprie risorse, con una diminuzione del ventitré per cento nei lanci di droni e missili registrata solo nelle ultime ventiquattro ore. Sebbene l’Iran continui a utilizzare armi asimmetriche, la strategia del Pentagono punta a soffocare la logistica nemica, sfruttando anche il supporto dei partner del Golfo che stanno reagendo attivamente alle minacce regionali.

Gli obiettivi strategici e la durata del conflitto

Riguardo alla conclusione delle ostilità, Hegseth ha mantenuto una posizione flessibile, affermando che la durata della guerra dipenderà esclusivamente dal raggiungimento degli obiettivi fissati dal presidente Trump. L’operazione mira a smantellare il programma nucleare iraniano, azzerare gli arsenali missilistici e colpire duramente le milizie alleate nella regione. Anche se il cambio di regime non è un obiettivo ufficiale, le indiscrezioni sui contatti con le milizie curde suggeriscono una strategia volta a destabilizzare il potere centrale dall’interno. In questo scenario, le proteste di nazioni come Russia e Cina vengono liquidate dal Pentagono come irrilevanti, mentre la pressione internazionale cresce per via delle posizioni critiche assunte da leader europei come Sánchez e dal silenzio del cancelliere tedesco Merz.

Il bilancio delle prime fasi dell’offensiva

I successi rivendicati in queste prime cento ore includono l’affondamento di ventitré fregate iraniane e di un sottomarino intercettato al largo dello Sri Lanka. Inoltre, Hegseth ha annunciato con orgoglio l’eliminazione del capo dell’unità responsabile di un precedente tentativo di attentato ai danni di Trump. Questi risultati, ottenuti con una potenza di fuoco definita sette volte superiore a quella dei conflitti precedenti, servono a rassicurare l’opinione pubblica americana sul fatto che la missione stia procedendo secondo i piani. La retorica utilizzata è priva di concessioni diplomatiche e punta tutto sull’idea di una vittoria devastante che non lasci spazio a negoziati intermedi, confermando la volontà di chiudere definitivamente la partita con la leadership degli Ayatollah.

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