
Si chiama Luca Spada, ha 27 anni, un figlio e il soprannome di “Spadino”. È lui l’autista soccorritore finito al centro dell’inchiesta della Procura per la morte di almeno cinque anziani durante trasporti in ambulanza a Forlimpopoli, nel Forlivese. L’accusa è pesantissima: omicidio volontario continuato, aggravato dalla premeditazione e dall’uso di sostanze venefiche o altro mezzo insidioso.
Secondo gli inquirenti, tra febbraio e novembre 2025 cinque pazienti sarebbero deceduti per una possibile embolia gassosa, ipoteticamente provocata da un’iniezione d’aria. Altre tre donne anziane morte nello stesso periodo avevano avuto contatti professionali con l’indagato. In tutti i casi si trattava di trasferimenti secondari, quindi non urgenti.
L’attenzione degli investigatori si è concentrata su un’anomalia: la presenza ricorrente di Spada durante i decessi. A segnalare la coincidenza sarebbero stati alcuni colleghi. L’operatore, in servizio per la Croce Rossa Italiana, è stato sospeso in via cautelativa.
Per fare luce sui sospetti, gli inquirenti hanno installato telecamere a bordo di un’ambulanza e sequestrato parte dell’attrezzatura sanitaria. L’ipotesi dell’embolia è al vaglio degli esperti: si tratta di una condizione che, se provocata volontariamente con l’introduzione di aria nel sistema circolatorio, può risultare rapidamente fatale.

Gli esiti dell’autopsia sull’ultima anziana deceduta non sono ancora noti. Saranno proprio le analisi medico-legali a stabilire se esista un nesso diretto tra i trasporti effettuati e le morti sospette. Un passaggio cruciale per delineare responsabilità o eventuali coincidenze.
Spada, intanto, respinge ogni accusa. In due interviste rilasciate al Corriere della Sera e a la Repubblica, dichiara: «Io non c’entro nulla con questi decessi. Ho consegnato agli inquirenti tutti i documenti che penso mi scagionino».
L’indagato ricostruisce anche le circostanze dei trasporti: «Erano persone che andavamo a prendere in ospedale, non a casa. Nell’ultimo caso dal Morgagni a Villa Igea. La signora aveva avuto gravi problemi di salute. Quando si sono verificati problemi improvvisi, sono stati attivati tutti i protocolli, ho sempre chiamato la centrale operativa chiedendo un’automedica».
Quanto all’ipotesi dell’iniezione letale, Spada precisa: «In quattro casi ero dietro con il paziente, solo in uno ero al volante. Non ricordo neppure se fossero uomini o donne. Due decessi su cinque sono avvenuti 5-10 giorni dopo il trasporto, non durante». E aggiunge che non sarebbero state sequestrate valigette mediche, ma soltanto contenitori per oggetti taglienti.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura, punta ora a chiarire se si tratti di una tragica coincidenza o di un disegno criminale. Un caso che scuote la comunità del Forlivese e riapre il dibattito sulla sicurezza nei trasporti sanitari e sui controlli interni nelle organizzazioni di soccorso.


