
L’opzione di un intervento terrestre in Iran resta sul tavolo dell’amministrazione Donald Trump, mentre Washington intensifica i contatti con gruppi di opposizione interni alla Repubblica islamica. Secondo quanto riferiscono diversi media statunitensi e internazionali, gli Stati Uniti starebbero esplorando la possibilità di sostenere milizie curde ostili al regime di Teheran, nel tentativo di aprire un fronte interno che possa destabilizzare il governo iraniano.
Le informazioni emergono da ricostruzioni pubblicate da Washington Post, New York Times e Guardian, che citano fonti curde, funzionari iracheni e ambienti dell’amministrazione americana.
I contatti di Trump con i leader curdi
Secondo il Washington Post, Trump avrebbe avviato colloqui diretti con i leader del Kurdistan iracheno, tra cui Bafel Talabani, capo dell’Unione patriottica del Kurdistan, e Masoud Barzani, leader del Partito democratico del Kurdistan.
Nel corso di questi contatti, il presidente americano avrebbe prospettato un forte supporto aereo statunitense nel caso in cui combattenti curdi iraniani decidessero di attraversare il confine dall’Iraq settentrionale per entrare in Iran.
Un esponente dell’Unione patriottica del Kurdistan, citato dal quotidiano americano, ha raccontato che durante il colloquio Trump avrebbe chiesto ai curdi di “scegliere da che parte stare in questa battaglia, con l’America e Israele o con l’Iran”.
Secondo la stessa fonte, agli iracheni sarebbe stato chiesto soprattutto di non ostacolare il movimento delle milizie curde iraniane, fornendo eventualmente supporto logistico.
Milizie curde iraniane pronte a muoversi
Il New York Times riferisce che gruppi armati curdi iraniani con base in Iraq stanno preparando unità militari che potrebbero essere impiegate in caso di escalation.
Tra queste organizzazioni figurano formazioni vicine al Partito democratico del Kurdistan iraniano e ad altri movimenti di opposizione attivi nella regione autonoma curda irachena.
Secondo alcune fonti citate dal giornale, la Cia avrebbe già fornito armi leggere a questi gruppi nell’ambito di un programma clandestino volto a destabilizzare il regime iraniano. Le operazioni, secondo le stesse ricostruzioni, sarebbero iniziate ben prima dell’avvio ufficiale delle operazioni militari contro l’Iran annunciato da Stati Uniti e Israele.
L’obiettivo, spiegano le fonti del quotidiano, sarebbe quello di creare pressione interna sul regime di Teheran, costringendolo a dividere le proprie forze tra il fronte esterno e possibili rivolte interne.
Una nuova coalizione curda contro Teheran
Negli ultimi giorni si sono registrati anche movimenti politici tra le organizzazioni curde iraniane. Due settimane fa cinque gruppi di opposizione hanno annunciato la creazione di una nuova coalizione contro il regime di Teheran, guidata proprio dal Partito democratico del Kurdistan iraniano.
Il leader del movimento, Mustafa Hijri, avrebbe parlato nei giorni scorsi con Trump. In una dichiarazione pubblica ha invitato i militari iraniani ad abbandonare le proprie posizioni e tornare dalle famiglie, un messaggio interpretato come un tentativo di incoraggiare diserzioni all’interno delle forze armate iraniane.
Nel frattempo, secondo il Guardian, alcune unità curde sono state spostate vicino al confine iraniano, nella provincia irachena di Sulaymaniyah, dove restano in attesa di sviluppi.
Anche gruppi beluci entrati in Iran
Parallelamente si registrano movimenti anche da un altro fronte. Secondo il giornale britannico, militanti beluci ostili al governo iraniano si sarebbero spostati dalle zone remote del Pakistan verso il territorio iraniano.
Questi gruppi operano da anni nelle regioni sudorientali dell’Iran e rappresentano un’altra possibile fonte di instabilità per Teheran.
La smentita della Casa Bianca
Di fronte alle indiscrezioni sulla possibile operazione, la Casa Bianca ha però ridimensionato la portata dei contatti. La portavoce Karoline Leavitt ha confermato che Trump ha parlato con leader curdi, ma ha negato che esista un piano operativo.
Secondo Leavitt, il presidente americano avrebbe discusso con i leader del Kurdistan principalmente della base militare statunitense nel nord dell’Iraq e non di un’offensiva coordinata contro l’Iran.
“La notizia secondo cui il presidente avrebbe concordato un piano di questo genere è falsa”, ha dichiarato.
I dubbi degli analisti
Diversi osservatori sottolineano comunque i limiti di un’operazione basata su milizie curde. Secondo Victoria Taylor, direttrice del programma Medio Oriente dell’Atlantic Council, i combattenti curdi iraniani sono relativamente pochi e difficilmente potrebbero contare su un sostegno diffuso nelle regioni non curde del Paese. “Sembra una ricetta per il caos etnico”, ha osservato l’analista.
Anche i curdi iracheni si trovano in una posizione estremamente delicata. Da un lato non possono ignorare una richiesta proveniente da Washington, dall’altro temono una possibile rappresaglia iraniana contro il Kurdistan iracheno.
Un esponente dell’Unione patriottica del Kurdistan lo ha sintetizzato così: “Se un’offensiva di terra dovesse fallire, non sappiamo quale potrebbe essere la reazione dell’Iran. Ma allo stesso tempo non possiamo semplicemente respingere una richiesta di Trump”.


