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Missili su Tel Aviv, giornalista resta in diretta tra le esplosioni durante gli attacchi

Pubblicato: 06/03/2026 22:04

Un inviato di Sky News Arabia ha scelto di restare su un terrazzino nel centro di Tel Aviv per raccontare in diretta gli attacchi missilistici lanciati dall’Iran contro Israele.

Quando suonano le sirene d’allarme, mentre molti corrono nei rifugi, il giornalista continua la trasmissione con il microfono in mano. In cielo si vedono gli intercettori della difesa aerea israeliana partire dal complesso del Ministero della Difesa e colpire i missili in arrivo. Le esplosioni producono forti boati e lunghe scie di fumo sopra la città.

Le immagini che le tv israeliane non mostrano

Le televisioni israeliane non trasmettono queste scene per via della censura militare in tempo di guerra, che vieta la diffusione di immagini potenzialmente utili al nemico per valutare l’efficacia dei raid.

Molti cittadini, rifugiati negli shelter, seguono quindi le immagini dell’emittente araba sui cellulari per capire cosa sta accadendo sopra la città mentre si sentono i sibili degli intercettori e le esplosioni in lontananza.

Aerei civili tra gli attacchi

Nonostante gli attacchi, all’Aeroporto Ben Gurion continuano ad atterrare voli civili che riportano in patria circa 100mila israeliani rimasti bloccati all’estero dopo la chiusura dello spazio aereo il 28 febbraio.

Capita però che gli aerei in fase di atterraggio vengano improvvisamente avvisati dalla torre di controllo di riprendere quota per l’arrivo di una nuova ondata di missili. I passeggeri riescono a vedere dai finestrini gli intercettori e le esplosioni nel cielo.

Solo dopo il messaggio dell’Home Front Command che segnala la fine dell’allarme, i piloti ricevono l’autorizzazione ad atterrare.

Giornalisti e curiosi sui balconi

In città molti fotoreporter stranieri hanno affittato appartamenti con balcone per filmare gli attacchi. Alcuni restano con le telecamere accese anche mentre risuonano le sirene.

«L’idea è che il sistema di difesa aerea funziona e ci protegge», racconta Mia, commessa in un negozio del centro. «Possiamo scendere nei bunker all’ultimo momento».

Anche diversi turisti e residenti restano all’aperto per riprendere con il telefono le esplosioni e pubblicarle sui social.

Un conflitto ancora pericoloso

La situazione resta comunque rischiosa. Finora in Israele si contano dieci morti e oltre mille feriti, di cui 145 in terapia intensiva.

Intanto lo scalo di Tel Aviv si prepara a riaprire anche alle partenze internazionali, con un limite massimo di 70 passeggeri per volo. Un primo segnale di ritorno alla normalità, mentre il numero dei raid dei pasdaran iraniani sembra diminuire. Ma basta un solo missile che superi la difesa aerea per trasformare di nuovo il cielo della città in un campo di battaglia.

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