
La guerra con l’Iran entra in una nuova fase e il Pentagono prepara rinforzi. Mentre Donald Trump continua a parlare di possibile “resa incondizionata” di Teheran, negli ambienti militari statunitensi si moltiplicano le indiscrezioni su un rafforzamento della presenza navale nel Mediterraneo e nel Golfo. L’obiettivo è sostenere il ritmo delle operazioni militari che da giorni coinvolgono infrastrutture e obiettivi strategici iraniani.
Il segnale più forte riguarda la possibile partenza della portaerei nucleare Bush, che potrebbe lasciare nei prossimi giorni la base di Norfolk, in Virginia, diretta verso il Mediterraneo. Se la nave venisse effettivamente schierata, gli strike group della US Navy presenti nell’area diventerebbero tre, aumentando in modo significativo la capacità offensiva degli Stati Uniti nel conflitto.
La portaerei Bush e la flotta di missili
La portaerei Bush, una delle ultime unità della classe Nimitz, ha appena completato un ciclo di addestramento destinato a certificare equipaggi e velivoli per operazioni di combattimento. In caso di ordine immediato di partenza, potrebbe essere operativa nell’area di guerra intorno alla metà di marzo.
A bordo imbarca circa cinquanta caccia F-18 Hornet, in grado di partecipare direttamente alla campagna aerea contro l’Iran. La nave, soprannominata “The Avenger”, ha già preso parte in passato ai bombardamenti contro l’ISIS tra Siria e Iraq.
La Bush non opererebbe da sola. Come ogni gruppo d’attacco americano verrebbe accompagnata da un incrociatore e tre cacciatorpediniere, armati con decine di missili Tomahawk per colpire obiettivi terrestri e con intercettori Standard progettati per neutralizzare missili balistici. Secondo gli analisti militari, la presenza della nuova squadra navale potrebbe diventare decisiva per sostituire le unità che stanno esaurendo le scorte di munizioni dopo settimane di attacchi.
F-35, basi europee e il ruolo dell’Italia
La mobilitazione americana non riguarda soltanto la marina militare. Fin dai primi giorni del conflitto, una dozzina di F-35 invisibili ai radar è stata trasferita negli aeroporti di Giordania e Arabia Saudita, da cui partono molte delle missioni di bombardamento.
Parallelamente numerose aerocisterne sono state dispiegate in Europa per sostenere il ponte aereo logistico e consentire ai caccia di restare più a lungo nei cieli iraniani. Tuttavia le operazioni stanno mettendo a dura prova mezzi e piloti: le missioni durano spesso tra sette e dieci ore, con un consumo enorme di carburante e un logoramento continuo delle macchine.
Proprio per questo alcuni velivoli potrebbero essere sostituiti nelle prossime settimane e inviati in manutenzione. Tra le strutture più vicine e sicure per le riparazioni compaiono anche basi europee, tra cui Aviano, in Italia, per gli F-16, e soprattutto il centro di manutenzione di Cameri, uno dei poli principali al mondo per gli F-35.
Paracadutisti in allerta: cresce la tensione
Le mosse americane coinvolgono anche le forze terrestri. Negli Stati Uniti è stata sospesa l’esercitazione della 82ª brigata paracadutisti di Fort Bragg, una delle unità più celebri dell’esercito americano. Ai soldati è stato ordinato di restare in caserma pronti a partire, segnale che suggerisce un possibile impiego rapido.
La brigata, capace di trasferire migliaia di militari in poche ore in qualunque parte del mondo, interviene spesso nelle prime fasi delle crisi internazionali. Prima di un eventuale dispiegamento entrerebbe in azione la 173ª brigata aviotrasportata di Vicenza, storicamente il reparto di punta del Pentagono per le operazioni in Medio Oriente.
Questo non significa necessariamente che gli Stati Uniti stiano preparando un’invasione terrestre dell’Iran. I paracadutisti potrebbero essere destinati anche alla protezione di basi militari e sedi diplomatiche, nel timore di attacchi da parte di milizie filo-iraniane o di possibili azioni terroristiche. Tuttavia la sequenza di movimenti militari mostra come la crisi stia entrando in una fase sempre più delicata, con il rischio di un allargamento del conflitto ben oltre i confini della Repubblica islamica.


