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La guerra con l’Iran mette a rischio oleodotti, terminali e raffinerie chiave che riforniscono il mondo di petrolio e gas

Pubblicato: 09/03/2026 19:00

La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti sta mettendo sotto pressione alcune delle infrastrutture petrolifere e del gas più importanti al mondo. Oleodotti, raffinerie, terminal marittimi e giacimenti strategici nel Golfo Persico sono stati colpiti direttamente dagli attacchi oppure costretti a interrompere le attività per motivi di sicurezza.
Gli attacchi con droni e missili hanno infatti provocato interruzioni della produzione e delle spedizioni di petrolio e gas, mentre la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più cruciali del pianeta, ha bloccato una parte significativa dei flussi energetici globali.

Secondo le stime degli analisti, attraverso Hormuz passa normalmente circa il 20% del petrolio mondiale e una quota rilevante del gas naturale liquefatto. Il rischio di attacchi iraniani alle petroliere ha costretto molte compagnie a sospendere le spedizioni, creando uno shock nei mercati.

“Molte infrastrutture energetiche di fondamentale importanza sono state costrette a chiudere a causa di danni diretti causati da droni e missili o perché la produzione è stata di fatto bloccata dal blocco delle spedizioni”, ha spiegato alla Associated Press Torbjorn Soltvedt, analista per il Medio Oriente della società di intelligence sui rischi Verisk Maplecroft. Secondo l’esperto, le conseguenze globali della crisi stanno già iniziando a manifestarsi.

L’effetto più immediato è stato l’aumento dei prezzi dell’energia. Il greggio Brent, riferimento internazionale, è passato da 72,97 dollari al barile prima dell’inizio della guerra a quasi 103 dollari, con ricadute sui costi dei trasporti, dell’industria e dell’agricoltura.

Fonte: AP reporting | Graphic: Will Jarrett

Il terminal GNL di Ras Laffan in Qatar

Uno degli impianti più strategici colpiti dalla crisi è il terminal di gas naturale liquefatto di Ras Laffan, in Qatar. L’impianto, il più grande al mondo per esportazioni di GNL, è stato chiuso dalla compagnia statale QatarEnergy dopo un attacco con drone.

Il Qatar produce circa il 20% del gas naturale liquefatto mondiale, e lo stabilimento di Ras Laffan è il cuore del sistema energetico del Paese. Qui il gas proveniente dal più grande giacimento del pianeta viene raffreddato e trasformato in liquido per essere caricato sulle petroliere dirette soprattutto verso l’Asia.

La sospensione delle operazioni ha provocato uno shock nei mercati globali del gas e potrebbe avere effetti anche sull’Europa, dove la concorrenza per i carichi disponibili rischia di intensificarsi.

Ras Tanura, la raffineria più grande dell’Arabia Saudita

Tra le infrastrutture colpite figura anche il porto e la raffineria di Ras Tanura, nel Golfo Persico, nel nord-est dell’Arabia Saudita. Si tratta della più grande raffineria della Saudi Aramco e di uno dei principali terminal per il carico delle superpetroliere.

Un drone ha colpito l’impianto provocando un incendio e costringendo le autorità saudite a una chiusura temporanea delle operazioni.

Il gasdotto est-ovest dell’Arabia Saudita

Un’altra infrastruttura strategica è il gasdotto est-ovest dell’Arabia Saudita, che collega il centro di lavorazione petrolifera di Abqaiq, sul Golfo Persico, al porto di Yanbu sul Mar Rosso.

Questo oleodotto è fondamentale perché consente al petrolio saudita di raggiungere il Mar Rosso evitando lo Stretto di Hormuz, offrendo quindi una rotta alternativa in caso di blocco del passaggio nel Golfo.

Il terminal petrolifero di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti

Il terminal di Fujairah, nel Golfo dell’Oman, è un altro nodo fondamentale della rete energetica globale. L’impianto permette agli Emirati Arabi Uniti di esportare una parte significativa del proprio petrolio senza passare attraverso Hormuz.

Secondo alcune società di analisi energetica, le operazioni nel terminal sarebbero state interrotte a causa dei combattimenti nella regione. Gli attacchi ai depositi petroliferi di Fujairah sarebbero stati mirati proprio a colpire una delle principali rotte alternative per l’export di petrolio dal Golfo Persico.

L’isola di Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano

Sul fronte iraniano l’infrastruttura chiave è il terminal petrolifero dell’isola di Kharg, da cui partiva la maggior parte dei circa 1,6 milioni di barili al giorno di greggio esportati dall’Iran prima della guerra, soprattutto verso la Cina.

Teheran avrebbe accelerato le spedizioni nei giorni precedenti allo scoppio del conflitto. Tuttavia lo stato operativo dell’impianto dopo i bombardamenti non è ancora chiaro.

Il giacimento di gas Leviathan in Israele

La crisi ha colpito anche il giacimento di gas Leviathan, il più grande del Mediterraneo orientale. Il governo israeliano ha ordinato all’operatore Chevron di sospendere temporaneamente le attività per motivi di sicurezza.

Il giacimento è una fonte fondamentale di gas per Israele ed è anche un importante fornitore per l’Egitto, che utilizza il combustibile per alimentare industrie strategiche come quella dei fertilizzanti.

I grandi giacimenti petroliferi dell’Iraq meridionale

L’Iraq ha ridotto drasticamente la produzione nei suoi giacimenti principali, tra cui Rumaila e West Qurna, sospendendo circa 1,5 milioni di barili al giorno.

Rumaila è uno dei cosiddetti “supergiacimenti”, con riserve superiori a un miliardo di barili. Tuttavia la produzione è stata limitata a causa dell’esaurimento delle scorte disponibili per lo stoccaggio.

Secondo diversi analisti, l’Iraq e altri Paesi del Golfo stanno rapidamente esaurendo lo spazio per immagazzinare il petrolio non esportato, il che potrebbe costringere alla chiusura di ulteriori pozzi.

Il terminal petrolifero di Al Basra

Un altro punto critico è il terminal petrolifero di Al Basra, una piattaforma artificiale situata a circa 50 chilometri dalla costa irachena nel Golfo Persico.

Attraverso questo impianto passa la maggior parte delle esportazioni petrolifere del Paese, che rappresentano circa l’80% delle entrate economiche dell’Iraq.

La raffineria Bapco in Bahrein

Anche la raffineria Bapco sull’isola di Sitra, in Bahrein, è stata colpita dalla crisi. L’impianto rappresenta la spina dorsale del settore energetico del Paese e raffina il petrolio proveniente sia dai giacimenti locali sia dall’Arabia Saudita tramite oleodotto.

Un attacco missilistico ha costretto alla sospensione delle operazioni, interrompendo la produzione di carburante per aerei, diesel e altri prodotti petroliferi.

Un sistema energetico globale sotto pressione

La guerra nel Golfo ha quindi colpito una rete di infrastrutture che sostiene gran parte del mercato energetico mondiale. Anche se lo Stretto di Hormuz dovesse riaprire rapidamente, gli analisti avvertono che la ripresa della produzione non sarà immediata.

Molti impianti potrebbero richiedere settimane o mesi per tornare pienamente operativi, perché la produzione petrolifera e del gas non può essere semplicemente riattivata con un interruttore.

Nel frattempo, i mercati globali continuano a fare i conti con una nuova fase di instabilità energetica destinata ad avere effetti sull’economia mondiale.

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Ultimo Aggiornamento: 09/03/2026 19:07

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