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“Questo succede ad Alberto Stasi”. Garlasco, è Lovati a sganciare la bomba: tutto ribaltato (VIDEO)

Pubblicato: 10/03/2026 15:58

Il caso di Garlasco non smette di far parlare: a distanza di anni dalla morte di Chiara Poggi, ogni dettaglio torna a pesare come un macigno. E quando il dibattito si riaccende in tv, tra ricostruzioni e pareri tecnici, la curiosità sale alle stelle.
Questa volta i riflettori si sono puntati su un tema decisivo: l’orario della morte. Un punto che, tra processi e analisi medico-legali, continua a essere uno degli snodi più delicati per capire davvero cosa sia successo quella mattina.

L’orario della morte e il gioco degli alibi

Stabilire quando Chiara Poggi sia stata uccisa non è un dettaglio da addetti ai lavori: è il cuore della partita, perché da lì passa la tenuta degli alibi e la compatibilità con gli spostamenti delle persone coinvolte nell’inchiesta. Non a caso, su questo punto si concentrano da anni approfondimenti e discussioni.

Ed è proprio qui che, secondo molti osservatori, si nasconde una delle zone più “sensibili” dell’intera vicenda: una finestra temporale che può cambiare prospettiva, letture e valutazioni.

Garlasco, le parole dell’avvocato Lovati a Mattino 5

Il tema è tornato al centro della scena durante una puntata di Mattino Cinque, il programma condotto da Federica Panicucci. In studio, tra esperti e opinionisti, si è ripartiti dai dati medico-legali. La conduttrice ha interpellato il professor Fortuni con una domanda molto precisa: “Professore Fortuni, sulla base di quello che ha riportato il medico del 118, che cosa possiamo dire quindi in merito al rigor mortis e al livore mortis, che è quello appunto che riguarda le macchie ipostatiche?”.

Una richiesta secca, diretta, che riporta subito al punto: cosa dicono davvero i segni sul corpo quando si parla di tempi? E quanto possiamo fidarci di una stima, per quanto “scientifica”?

Il range temporale secondo il medico legale

Il medico legale ha fornito una risposta che punta a restringere il campo temporale della morte. “Possiamo dire che la morte non era avvenuta da più di tre ore, con termini sempre naturalmente probabilistici, perché il tempo in cui si formano, e l’epostasi, e la rigidità si palese evidente, sono questi. Gli elementi biologici ci dicono che il momento di massima probabilità dell’evento sono le ore 11 circa”.

Ma attenzione: “massima probabilità” non significa certezza matematica. Ed è qui che il discorso diventa scivoloso, perché anche un margine di tempo può fare la differenza nelle ricostruzioni.

La “campana” di un’ora e mezzo prima o dopo

“Certo, il fatto che sia la massima probabilità non vuol dire che sia il momento in cui certamente è avvenuto il decesso. C’è una mano che ci si allontana da questo elemento centrale in avanti e indietro, si riducono le possibilità ed è una campana, un range che può essere di un’ora e mezzo prima o un’ora e mezzo dopo. Questi sono termini ovviamente orientativi. Il medico legale sono gli unici che deve fornire”.

Durante la trasmissione, la stessa Panicucci ha ricordato anche il parere di Ballardini: “Professore lo dice anche Ballardini: la morte viene a porsi tra le 10 e 30 e le 12 circa. Peraltro la centratura più probabile si colloca attorno alle 11-11 e mezza, il che è perfetto rispetto a quello che dice il professor Fortuni”. Un intervallo che resta, per molti, uno dei punti più esplosivi del dossier Garlasco.

“Cosa succede a Stasi”: la ‘bomba’ di Lovati

Il confronto si è poi spostato sul piano giuridico con l’intervento dell’avvocato Massimo Lovati, già legale di Andrea Sempio. Durante il dibattito ha sottolineato come la discussione sull’orario della morte abbia una finalità precisa. “Stiamo discutendo della certezza dell’orario della morte perché c’è una finalità a tutto questo discorso: per verificare gli alibi degli eventuali assassini”.

“Allora, sappiamo che questo orario è incerto, che non si può raggiungere con certezza la determinazione di questo orario, è che quindi gli alibi eventuali di questi due indagati, chiamiamoli indagati, uno ancora sotto processo, stanno in piedi comunque, sia l’uno che l’altro”.

Il nodo alibi e l’affondo sugli indizi

A quel punto Federica Panicucci è intervenuta per chiarire uno degli elementi più citati nella ricostruzione dei fatti: “Allora, il tema è delicato. Alberto Stai lavorava alla tesi, quindi è certificato questo”. Un passaggio che ha immediatamente cambiato il ritmo del confronto.

Lovati ha infatti ribadito con forza la sua posizione, sostenendo che la discussione sugli alibi rischia di spostare il focus dal cuore dell’indagine. “Il problema è che un’indagine non deve scardinare un alibi. L’alibi viene dopo, prima dell’alibi viene l’indizio, e quali indizi abbiamo contro Stasi e quali indizi abbiamo contro Stasi? Nessuno! E quindi è tutto un discorso inutile che stiamo facendo, perché stiamo facendo un discorso a favore di un alibi o un altro, quando non abbiamo nessun indizio”.

Lo scenario 2027 e l’ipotesi revisione

In chiusura della trasmissione, l’avvocato ha poi avanzato una previsione sui possibili sviluppi futuri della vicenda giudiziaria. “Secondo me andremo al 2027. Cosa potrebbe accadere? Penso sarà offerto alla difesa di Alberto Stasi il testo per ottenere una revisione del processo di primo grado, che effettivamente ha condotto ad una sentenza di condanna profondamente ingiusta”.

Parole pesanti, che riaprono tensioni e domande su uno dei casi di cronaca più discussi d’Italia: il caso Garlasco resta lì, tra certezze rivendicate e dubbi che continuano a fare rumore.

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