
Eric Cantona non ha mai perso l’abitudine di affrontare i temi caldi con la stessa veemenza con cui calcava il prato dell’Old Trafford. L’ex leggenda del Manchester United, oggi impegnato tra musica e cinema, ha scagliato un affondo durissimo contro le dinamiche belliche contemporanee, focalizzandosi in particolare sui conflitti che stanno infiammando il Medio Oriente. Invitato su Canal+ per presentare il suo ultimo lavoro discografico, Perfect imperfection, il 59enne ha proposto una provocazione radicale per tentare di arginare l’impeto dei leader mondiali: «una legge internazionale che stabilisca che, se un presidente decide di fare la guerra, debba essere il primo ad andare al fronte, invece di mandare ragazzi di 18 anni».

Il monito contro la politica dell’oppressione
Per Cantona, la logica del potere è viziata alla radice: i potenti decidono le sorti del mondo restando al sicuro nei propri uffici, mentre a pagare il prezzo più alto sono sempre i più deboli e i più giovani. Il suo è un j’accuse che, pur senza nominarlo esplicitamente, sembra puntare dritto al modus operandi di Donald Trump. «Stanno tutti in uffici lunghi 25 metri e poi mandano a morte giovani ragazzi», ha incalzato l’ex campione, sottolineando la sproporzione etica tra chi ordina il massacro e chi, dall’altra parte, subisce la violenza: «Quando sei l’oppressore, mandi ragazzi di 18 anni da casa tua, ma spesso dall’altra parte non ci sono ragazzi di 18 anni. Ci sono bambini di 3, 11 anni». La sua conclusione è tagliente: «credo che ci sarebbero molte meno guerre se facessimo così. Perché di coraggiosi non ce ne sono molti».
Con la consueta intransigenza, Cantona ha ribadito che per i suoi figli non accetterà mai di essere parte del meccanismo bellico: «Nessuno dei miei figli andrà in guerra. Zero». Un pensiero che si sposa con le sue recenti prese di posizione politiche, come quella in cui invocava la sospensione di Israele dalle competizioni internazionali, definendo lo sport come uno strumento di «soft power» che non può restare indifferente davanti alla cronaca. Ancora una volta, l’ex stella del calcio non fa prigionieri, confermandosi una delle voci più scomode e coerenti del panorama pubblico.

