
Le tensioni legate alla guerra in Medio Oriente stanno riaccendendo i timori delle intelligence occidentali per una nuova ondata di terrorismo “di influenza”. Si tratta di azioni spesso compiute da singoli individui o piccoli gruppi radicalizzati, che agiscono spinti dagli eventi internazionali più che da un coordinamento diretto di grandi organizzazioni terroristiche.
Uno degli episodi più recenti si è verificato a Oslo, dove una bomba è esplosa nei pressi dell’ambasciata degli Stati Uniti. Le indagini hanno portato al fermo di tre fratelli iracheni e della loro madre, con uno dei sospetti che avrebbe già confessato il proprio coinvolgimento nell’attentato.
Gli investigatori stanno valutando anche possibili collegamenti con la Foxtrot Network, un gruppo criminale con base in Svezia composto in gran parte da elementi di origine mediorientale. Secondo alcune ipotesi investigative, la banda potrebbe essere stata utilizzata da apparati legati alla Iran per operazioni clandestine.
Negli stessi giorni si sono registrate esplosioni e atti intimidatori davanti a sinagoghe e scuole in diverse città europee, tra cui Liegi, Rotterdam e Amsterdam. Episodi di minore entità ma comunque monitorati con attenzione dalle autorità.
Alcuni di questi attacchi sono stati rivendicati da una nuova sigla estremista chiamata Ashab al Yamin, che avrebbe diffuso video e comunicati di propaganda. Il simbolo del gruppo, con un fucile e il Corano, richiama l’iconografia di movimenti sciiti, ma per ora gli analisti ritengono prematuro stabilire se si tratti di una struttura organizzata o solo di un’etichetta usata da militanti isolati.
Negli Stati Uniti si è verificato invece un attacco mortale all’Old Dominion University di Norfolk. L’autore sarebbe Mohammed Jalloh, un ex militare considerato simpatizzante dello Stato Islamico.
Diversa la matrice dell’attacco contro una sinagoga a West Bloomfield, dove Ayman Ghazali si è lanciato con un veicolo contro l’edificio religioso prima di togliersi la vita. Secondo l’Federal Bureau of Investigation l’uomo avrebbe avuto legami con Hezbollah e sarebbe stato motivato anche da vendette personali legate al conflitto con Israele.
Le minacce non riguardano solo l’Europa e gli Stati Uniti. Anche la Francia è stata colpita con un attacco contro una base militare a Erbil, dove è morto un soldato. Parallelamente sono arrivate minacce da parte del gruppo sciita radicale Ashab al Khaf.
Secondo gli analisti, il quadro attuale è estremamente complesso: vendette personali, radicalizzazione ideologica e terrorismo improvvisato si mescolano tra loro. In questo contesto agiscono sia militanti sunniti legati all’orbita dello Stato Islamico sia estremisti sciiti vicini all’Iran o a Hezbollah, gruppi rivali tra loro ma accomunati dall’ostilità verso l’Occidente e Israele.
Le intelligence temono soprattutto l’azione dei “lupi solitari” o di piccole cellule familiari. Gli strumenti utilizzati sono spesso rudimentali ma efficaci: esplosivi artigianali come la cosiddetta “madre di Satana”, veicoli usati come ariete, coltelli o armi da fuoco. A preoccupare è anche una strategia attribuita a Teheran, che potrebbe utilizzare reti criminali e trafficanti in Europa e negli Stati Uniti per reclutare esecutori, replicando modelli già utilizzati negli anni Ottanta e Novanta nelle operazioni clandestine contro interessi occidentali.


