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Femminicidio Ilaria Sula, Samson confessa tutto: “Colpita al volto non so quante volte. Non doveva stare su un sito di incontri”

Pubblicato: 17/03/2026 15:42

La cronaca nera romana si arricchisce di un capitolo estremamente doloroso e crudo con le recenti deposizioni nell’aula bunker di Rebibbia relative al femminicidio di Ilaria Sula. Il caso, che ha sconvolto l’opinione pubblica per la brutalità dell’esecuzione e il successivo occultamento del cadavere, vede come protagonista Mark Antony Samson, un giovane di ventiquattro anni che ha scelto di confessare i dettagli di un delitto efferato. La vittima, una ragazza la cui vita è stata spezzata il 25 marzo 2025, è stata al centro di una ricostruzione processuale che ha messo in luce non solo la dinamica dell’omicidio, ma anche un contesto di controllo ossessivo e gelosia tossica. Durante l’udienza davanti alla terza Corte d’Assise d’Appello, l’imputato ha rilasciato dichiarazioni che hanno gelato i presenti, tentando in qualche modo di giustificare l’ingiustificabile attraverso una narrazione intrisa di pregiudizi e possesso.

Le dichiarazioni shock dell’imputato

Le parole pronunciate da Samson in aula hanno delineato un profilo psicologico inquietante. Il giovane ha ammesso di aver violato sistematicamente la privacy di Ilaria, entrando nei suoi profili social e monitorando i suoi spostamenti digitali. Secondo la sua versione, la scoperta che la ragazza frequentasse siti di incontri avrebbe scatenato in lui una reazione violenta e incontrollabile. Ilaria non doveva stare su un sito d’incontri, ha dichiarato con fermezza, quasi a voler spostare la colpa sulla vittima per aver cercato una propria indipendenza affettiva. Samson ha descritto il momento del delitto come un offuscamento totale della ragione, parlando di un velo sceso sugli occhi che gli avrebbe impedito di comprendere appieno la portata delle sue azioni. Ha ammesso di aver colpito la giovane al volto ripetutamente, senza riuscire nemmeno a quantificare il numero dei fendenti inferti con un coltello da cucina.

Il coinvolgimento della madre e il patteggiamento

Un elemento particolarmente torbido di questa vicenda riguarda la figura della madre dell’assassino, Nors Manlapaz. Durante il processo è emerso con chiarezza il ruolo della donna nelle fasi successive all’omicidio. Samson ha confessato di aver mentito inizialmente per proteggerla, ma le indagini hanno confermato che la madre lo ha aiutato attivamente a ripulire la scena del crimine con la candeggina nel tentativo di eliminare l’odore persistente del sangue. Non solo, la donna avrebbe collaborato alla chiusura del corpo di Ilaria all’interno di una valigia, che è stata poi abbandonata in un dirupo a Capranica Prenestina. Per questi fatti, la madre ha già patteggiato una condanna a due anni di reclusione per occultamento di cadavere, una sentenza arrivata nel settembre del 2025 che ha lasciato l’amaro in bocca ai familiari della vittima per la mitezza della pena rispetto alla gravità del supporto fornito al figlio.

La sofferenza dei genitori in aula

In aula erano presenti i genitori di Ilaria, Flamur e Gezime, che hanno assistito alle confessioni di Samson indossando magliette che ritraevano il volto solare della figlia. La loro presenza silenziosa e dignitosa ha fatto da contraltare alle parole cariche di risentimento dell’imputato. Il padre della ragazza ha sottolineato come la famiglia non cerchi vendetta, ma una giustizia esemplare che possa onorare la memoria di Ilaria. Per i genitori, l’unica pena accettabile è l’ergastolo, considerando la crudeltà con cui la giovane è stata uccisa e il modo in cui il suo corpo è stato trattato dopo il decesso. I familiari hanno espresso dubbi anche sulla ricostruzione temporale fornita da Samson, ritenendo che ci siano ancora molti punti oscuri e dettagli che l’imputato continua a modificare a ogni nuova deposizione.

Le accuse e le aggravanti contestate

Il quadro accusatorio coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini è estremamente pesante. A Mark Antony Samson viene contestato l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Secondo l’accusa, infatti, l’invito rivolto a Ilaria presso l’appartamento di via Homs nel quartiere Africano non sarebbe stato un incontro casuale, ma una trappola tesa con l’intento preciso di uccidere. Oltre alla premeditazione, pesano le aggravanti dei futili motivi e della relazione affettiva preesistente, fattori che aggravano ulteriormente la posizione del giovane. La crudeltà dell’aggressione, avvenuta in un ambiente domestico dove la vittima si sentiva paradossalmente al sicuro, insieme all’occultamento di cadavere, compone un mosaico di violenza che la magistratura è chiamata a sanzionare con il massimo rigore previsto dal codice penale.

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