
Donald Trump alza la pressione sugli alleati europei e sulla Nato chiedendo un intervento diretto per riaprire lo Stretto di Hormuz, ma da Bruxelles la risposta resta prudente. L’Unione europea non intende coinvolgere l’Alleanza Atlantica nella guerra nel Golfo Persico e respinge l’idea di una missione militare della Nato contro l’Iran. La posizione europea irrita la Casa Bianca e apre uno scontro politico tra Washington e gli alleati occidentali proprio mentre il blocco delle rotte petrolifere minaccia l’economia globale.
A infiammare il confronto sono state le parole dello stesso Trump, che ha lanciato un monito durissimo agli alleati: se i Paesi che beneficiano del passaggio nello Stretto di Hormuz non contribuiranno alla sicurezza della navigazione, il futuro della Nato potrebbe diventare “molto negativo”. Un messaggio interpretato a Bruxelles come una forma di pressione politica nel pieno dell’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Bruxelles chiude alla Nato e punta sull’Onu
La linea europea è stata ribadita dall’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, secondo cui il conflitto nel Golfo non rientra nell’area di intervento della Nato. Anche l’ipotesi di rafforzare la missione Aspides, l’operazione navale europea che nel Mar Rosso protegge i mercantili dagli attacchi degli Houthi, non trova consenso tra i governi dell’Unione.
La missione, peraltro, dispone di mezzi limitati: solo tre fregate operative. Proprio per questo l’idea di estenderla allo Stretto di Hormuz sembra già tramontata. La proposta avanzata nei giorni scorsi da Kallas ha inoltre messo in luce tensioni interne alla Commissione europea, dove l’iniziativa non è stata sostenuta dalla presidente Ursula von der Leyen. I rapporti tra le due leader sono da tempo complicati e lo scontro diplomatico ha reso evidente la mancanza di una linea europea davvero condivisa.
Per uscire dall’impasse, Bruxelles guarda allora alle Nazioni Unite. L’obiettivo sarebbe promuovere un’iniziativa internazionale simile a quella che durante la guerra in Ucraina consentì il passaggio delle navi cariche di grano nel Mar Nero. Un accordo multilaterale potrebbe garantire il transito delle petroliere e delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz senza coinvolgere direttamente la Nato nel conflitto.
Londra e Parigi studiano una soluzione militare
Se l’Unione europea mantiene una posizione prudente, alcuni partner stanno comunque valutando un contributo più diretto. Il Regno Unito è tra i Paesi che studiano come sostenere gli Stati Uniti nella sicurezza delle rotte marittime. Il premier Keir Starmer ha spiegato che riaprire lo Stretto di Hormuz è fondamentale per garantire la stabilità dei mercati energetici e la libertà di navigazione.
Anche la Francia sta lavorando a un’ipotesi di pattugliamento marittimo congiunto, ma preferirebbe intervenire solo dopo la fine dei combattimenti più intensi. L’idea sarebbe creare una forza internazionale incaricata di proteggere le rotte commerciali senza entrare direttamente nella fase più dura della guerra. Nel frattempo Giappone e Corea del Sud stanno discutendo con Washington possibili forme di cooperazione navale.
Per gli alleati europei, tuttavia, non è semplice opporre un rifiuto netto alla Casa Bianca. Il timore è che Trump possa reagire riducendo il sostegno americano all’Ucraina oppure aumentando il prezzo del gas liquefatto statunitense, diventato negli ultimi anni una delle principali alternative al gas russo per il mercato europeo.
Il nodo energia e il rischio carestia
Il problema dello Stretto di Hormuz non riguarda soltanto il petrolio. Attraverso questo passaggio strategico transitano anche grandi quantità di fertilizzanti, essenziali per la produzione agricola globale. Se il blocco delle rotte dovesse prolungarsi, l’impatto potrebbe estendersi ben oltre il mercato energetico.
Secondo Kaja Kallas, la mancanza di fertilizzanti rischia di provocare una grave crisi alimentare nei prossimi mesi. Senza questi prodotti, la produzione agricola del prossimo anno potrebbe ridursi drasticamente, con il pericolo di una carestia su larga scala in diverse regioni del mondo.


