
Proseguono e si intensificano le operazioni militari degli Stati Uniti e dei loro alleati nel Golfo Persico con un obiettivo preciso: riaprire lo Stretto di Hormuz, oggi di fatto bloccato dalle attività militari iraniane.
Secondo fonti americane, però, il ritorno a una situazione di normalità potrebbe richiedere diverse settimane, a causa della complessità dello scenario sul campo.
Raid aerei e operazioni contro mine e droni
Le forze statunitensi stanno conducendo una campagna mirata per neutralizzare navi d’attacco, mine e missili da crociera dispiegati dall’Iran.
Tra i mezzi utilizzati ci sono gli A-10 Warthog, impiegati a bassa quota per colpire le imbarcazioni veloci iraniane, e gli elicotteri Apache, utilizzati contro droni e obiettivi mobili.
A confermare l’intensità delle operazioni è stato il generale Dan Caine, capo degli stati maggiori riuniti Usa, che ha parlato di un’azione coordinata anche con alleati internazionali, alcuni dei quali starebbero contribuendo con propri assetti militari.
Possibile intervento navale e arrivo dei marines
Se i raid aerei non dovessero bastare, gli Stati Uniti starebbero valutando un ulteriore passo: il dispiegamento di navi da guerra per scortare le petroliere e garantire la sicurezza dei traffici commerciali.
Secondo il Wall Street Journal, una unità di risposta rapida composta da 2.200 marines è già in arrivo nella regione, con l’obiettivo di rafforzare la presenza militare anche nelle isole al largo della costa iraniana.
Una mossa che segnala la volontà di Washington di mantenere il controllo su uno dei punti più strategici del commercio globale.
Danni alle forze iraniane ma capacità ancora intatte
Il Pentagono ha rivendicato risultati significativi: oltre 120 unità navali iraniane sarebbero state distrutte o danneggiate nei raid.
Tuttavia, secondo gli analisti, l’Iran conserva ancora una notevole capacità militare, con missili mobili e centinaia di imbarcazioni nascoste lungo la costa e in basi sotterranee.
Una rete difficile da neutralizzare completamente, che continua a rappresentare una minaccia concreta per la sicurezza della navigazione.
Tempi lunghi per la riapertura dello Stretto
Nonostante l’intensificazione delle operazioni, gli esperti ritengono che la riapertura dello Stretto di Hormuz non sarà immediata.
Secondo l’analista Farzim Nadimi, potrebbero essere necessarie altre settimane prima di ristabilire condizioni di sicurezza sufficienti per il traffico commerciale.
Un fattore che mantiene alta la tensione sui mercati energetici e conferma come il conflitto stia incidendo direttamente sugli equilibri economici globali.


