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Minacce a Saviano, sentenza definitiva dopo 18 anni. Lo sfogo contro il governo sugli «attacchi vili ricevuti negli anni»

Pubblicato: 20/03/2026 20:05

Diciotto anni di attesa, poi la parola fine. La Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per le minacce a Roberto Saviano, chiudendo una delle vicende più simboliche del rapporto tra informazione e criminalità organizzata in Italia.

I giudici hanno rigettato i ricorsi delle difese, confermando le pene: un anno e sei mesi per il boss dei Casalesi Francesco Bidognetti e un anno e due mesi per l’avvocato Michele Santonastaso.

Le intimidazioni risalgono al 2008, nel pieno del processo Spartacus, celebrato a Napoli contro il clan dei Casalesi. Fu in quell’aula che vennero pronunciate frasi ritenute dai giudici autentiche minacce mafiose.

Secondo quanto ricostruito nei vari gradi di giudizio, Bidognetti indicò come bersagli lo scrittore Roberto Saviano e la giornalista Rosaria Capacchione, utilizzando il proprio legale come tramite.

Nel mirino finì anche Gomorra, ritenuto dal boss una delle cause della sconfitta giudiziaria del clan. Un dettaglio che rende evidente il peso delle parole e della narrazione nella lotta alla criminalità.

Da allora, la vita di Saviano è cambiata radicalmente: lo scrittore vive sotto scorta permanente, simbolo vivente del prezzo pagato da chi denuncia il potere delle mafie.

Dopo la sentenza definitiva, Saviano ha affidato ai social la sua reazione: «Dopo 18 anni è stata riconosciuta la minaccia mafiosa di cui sono stato destinatario», ha scritto, ringraziando l’Arma dei Carabinieri per la protezione ricevuta.

Ma alle parole di sollievo si affianca un bilancio personale durissimo. «Io sto già scontando da vent’anni la pena delle minacce mafiose», ha dichiarato, ricordando come già nel 2025 avesse denunciato: «Mi hanno rubato la vita».

Nessuna celebrazione, dunque. Solo amarezza. «Lo Stato non può dire di aver vinto», ha concluso Saviano, sottolineando come la sua libertà resti limitata. E un’ultima stoccata: il pensiero va a chi lo ha attaccato in questi anni, «molti dei quali oggi siedono al governo».

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