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Casale esploso a Roma, la rivendicazione del movimento: “Sara e Sandro caduti combattendo”

Pubblicato: 22/03/2026 08:29

Le indagini sul tragico boato del Parco degli Acquedotti a Roma hanno subito una sterzata decisiva dopo la comparsa di un volantino che trasforma una morte accidentale in una rivendicazione ideologica. Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i giovani estratti dalle macerie del casolare sventrato, vengono celebrati come «compagni fraterni» e «rivoluzionari fino all’ultimo istante». Ma è un’espressione specifica a far scattare l’allerta massima nelle sale operative della Digos: i due sarebbero «morti in azione». Questo dettaglio conferma il sospetto che il rudere non fosse un rifugio, ma un laboratorio dove si stava assemblando un ordigno artigianale destinato, con ogni probabilità, a colpire caserme o istituti penitenziari nelle ore successive.

La galassia di Cospito e l’escalation internazionale

Secondo gli inquirenti, questo episodio non è isolato, ma rappresenta l’apice di una sequenza molto più ampia che negli ultimi mesi ha attraversato l’Europa e il Sudamerica. Il catalizzatore di questa mobilitazione resta Alfredo Cospito, il detenuto al 41 bis diventato il simbolo vivente della lotta anarchica. Attorno alla sua figura, sigle diverse ma tutte riconducibili alla Federazione anarchica informale (Fai-Fri) hanno innescato una escalation costante di sabotaggi. Dalla primavera del 2025, la scia di attacchi ha toccato Basilea con il sabotaggio ferroviario, la Grecia con assalti a banche e la Germania con ordigni contro infrastrutture energetiche, arrivando fino agli incendi contro aziende militari in Cile e negli Stati Uniti.

Il 2026 ha segnato un ulteriore passaggio operativo. Solo pochi mesi fa, la rete aveva preso di mira lo «spettacolo olimpico» di Milano-Cortina con sabotaggi ferroviari mirati a paralizzare la circolazione. Il documento circolato nelle ultime ore, che rifiuta con sdegno ogni forma di mediazione, porta le firme ideologiche di figure storiche dell’anarchismo insurrezionale come Natascia Savio e Luigi di Faenza (riconducibile a Luigi Palli). Il testo è un manifesto di guerra: «la guerra sociale non è una recita» e «la libertà si sperimenta mettendosi a rischio», scrivono i sodali delle vittime.

Per chi indaga, il punto critico è il cambio di passo: se finora la strategia era colpire le cose e non le persone, l’esaltazione di Ardizzone e Mercogliano come «esempio luminoso» suggerisce che il movimento non consideri l’incidente un epilogo, ma un potente rilancio della lotta. Mentre sui muri di Roma iniziano a comparire scritte che invocano la “vendetta”, gli investigatori temono che la morte dei due giovani possa fungere da miccia per una nuova ondata di attacchi ancora più imprevedibili e violenti.

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