
La destra fallisce l’assalto alle principali città francesi. Le elezioni amministrative consegnano una vittoria significativa alla sinistra moderata, che mantiene il controllo di Parigi, Marsiglia e Lione, rafforzando la propria posizione in vista delle sfide nazionali.
A Parigi è stato eletto sindaco Emmanuel Grégoire, candidato socialista di 48 anni, che ha battuto nettamente Rachida Dati, sostenuta da un ampio fronte di centrodestra. Decisiva, secondo gli analisti, la scelta di non allearsi con la France Insoumise, che ha permesso a Grégoire di intercettare una parte dell’elettorato più moderato.
«Parigi ha deciso di restare fedele alla sua storia», ha dichiarato il nuovo sindaco, celebrando la vittoria con un giro in bicicletta sulle piste ciclabili simbolo delle politiche urbane degli ultimi anni. Accanto a lui, la sindaca uscente Anne Hidalgo ha rivendicato il lavoro svolto: «Abbiamo trasformato la capitale e continueremo».
Grégoire ha anche lanciato un messaggio politico più ampio: «Parigi non sarà mai una città di estrema destra», promettendo di farne un «laboratorio di resistenza» in vista delle presidenziali del 2027.
La sinistra conferma il proprio controllo anche a Marsiglia, dove il sindaco Benoît Payan ottiene il secondo mandato, favorito dal ritiro del candidato della sinistra radicale. Successo anche a Lione, con la rielezione dell’ecologista Grégory Doucet contro il candidato sostenuto dal centrodestra.
Il risultato complessivo rafforza la linea della sinistra moderata, mentre emerge una frattura con la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. In diverse città, infatti, l’alleanza con i mélenchonisti si è rivelata penalizzante. «Non vincono nulla e fanno perdere», ha commentato polemicamente il socialista Pierre Jouvet.
Non mancano però segnali contrastanti. La sinistra radicale conquista Roubaix, mentre il Rassemblement National ottiene successi significativi, tra cui la vittoria a Nizza, dove Éric Ciotti, ormai alleato del partito di Marine Le Pen, diventa sindaco.
Falliscono invece altri tentativi dell’estrema destra, come a Tolone e Nîmes, dove vengono sconfitti candidati dati inizialmente favoriti.
Sul fronte centrista, il quadro è misto: François Bayrou perde a Pau, mentre l’ex premier Édouard Philippe viene riconfermato a Le Havre, mantenendo intatte le sue ambizioni nazionali.
Il voto consegna quindi una Francia politicamente frammentata, ma con un dato chiaro: nelle grandi città, la sinistra resiste e rilancia, mentre la destra – pur avanzando in alcune aree – non riesce a conquistare i simboli urbani più importanti del Paese.


