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“Chi vince le elezioni nel 2027”. Sondaggio Ghisleri, come cambia il voto dopo il referendum

Pubblicato: 24/03/2026 14:46

La polarizzazione politica e il voto di protesta sono stati i fattori determinanti nella vittoria del No al referendum sulla giustizia. È questa la lettura offerta dalla sondaggista Alessandra Ghisleri, che in un’intervista ha evidenziato come il fronte contrario sia riuscito a compattarsi attorno a un sentimento comune di dissenso, andato oltre i tradizionali confini politici.

Secondo Ghisleri, il fattore aggregante del No non si è limitato alla bocciatura del quesito referendario, ma ha intercettato una più ampia critica nei confronti dell’operato del governo. Un segnale evidente sarebbe arrivato anche dalle dichiarazioni dei leader del centrosinistra, che hanno interpretato il risultato come una vittoria politica.

Sul piano comunicativo, il confronto tra i due schieramenti è apparso sbilanciato. Difendere nel merito la riforma della giustizia, come tentato dal fronte del Sì, si è rivelato più complesso e meno incisivo rispetto a una strategia incentrata sulla critica e sulla delegittimazione della proposta.

A incidere sull’esito finale è stato anche il tradizionale atteggiamento degli elettori italiani verso le modifiche costituzionali. Il timore di cambiare la Costituzione ha rappresentato un freno importante, confermando una tendenza già emersa in precedenti consultazioni referendarie.

In questo contesto, il fronte del No ha dimostrato una maggiore efficacia comunicativa, riuscendo a presentare la riforma come un intervento potenzialmente rischioso e percepito come imposto dall’alto. Una narrazione che ha trovato terreno fertile in una parte significativa dell’elettorato.

Un dato particolarmente rilevante riguarda la composizione del voto. A sostenere il No sono stati in larga parte giovani elettori e cittadini tradizionalmente astensionisti, tornati alle urne proprio per esprimere un segnale di protesta.

Numeri alla mano, emerge un incremento significativo rispetto a precedenti consultazioni. Se nel referendum su lavoro e cittadinanza avevano votato circa 13 milioni di persone, questa volta i voti contrari sono stati quasi due milioni in più, segno di una mobilitazione straordinaria.

Secondo Ghisleri, una parte consistente di questi voti non può essere attribuita direttamente al centrosinistra. Si tratta piuttosto di un elettorato fluido, che non si riconosce stabilmente in alcuna forza politica ma che si attiva in occasione di appuntamenti ritenuti cruciali.

Infine, ridurre il risultato del referendum a una sconfitta personale del governo guidato da Giorgia Meloni sarebbe una lettura semplicistica. Le dinamiche referendarie, soprattutto su temi complessi come la giustizia, riflettono infatti una combinazione di valutazioni di merito, percezioni diffuse e spinte di carattere politico più ampie.

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