È una di quelle storie che restano lì, sospese, e continuano a far parlare: il caso di Liliana Resinovich, la 63enne scomparsa a Trieste nel dicembre 2021 e ritrovata senza vita poche settimane dopo, in circostanze mai del tutto chiarite.
Dopo anni di domande, perizie e dolore, arriva finalmente una notizia concreta: un passaggio molto atteso, soprattutto dalla famiglia. E il fratello Sergio Resinovich lo racconta con parole che colpiscono per semplicità e intensità.
Liliana Resinovich: il ritorno della salma a Trieste
La salma di Liliana Resinovich tornerà finalmente a Trieste, la città in cui viveva e dove era stata inizialmente sepolta. Liliana era scomparsa il 14 dicembre 2021 e il suo corpo era stato ritrovato il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico.
Nel 2024 il corpo era stato riesumato per nuovi accertamenti medico-legali e, da allora, era rimasto all’Istituto di medicina legale di Milano. Un’attesa lunghissima che, oltre a pesare sulle indagini, ha lasciato i familiari senza un luogo dove poterla salutare davvero.
Liliana Resinovich: la richiesta del fratello Sergio
A ottenere il via libera per il rientro è stato Sergio Resinovich, che da tempo chiedeva di poter riportare la salma nella città natale. La conferma è arrivata dallo stesso Sergio in un’intervista a Fanpage.it: “Non sappiamo ancora quando la salma rientrerà a Trieste – ha sottolineato -. Al momento so solo che la richiesta è stata accolta e che finalmente presto potremo andare al cimitero a portarle un fiore”.
Un gesto piccolo, quotidiano, ma potentissimo: tornare a un cimitero e portare un fiore. In una vicenda spesso dominata da ipotesi e carte, queste parole riportano tutto su un piano più umano, quello dell’assenza e della memoria.
Liliana Resinovich: sepoltura, indagini e nuove tensioni
Il rientro della salma aprirà anche una fase fatta di decisioni pratiche sulla sepoltura. Come riferito da Sergio Resinovich, il corpo dovrà essere collocato in una bara zincata, perché è stato disposto il divieto di cremazione: un passaggio che si inserisce nel contesto delle indagini ancora in corso.
Nel racconto del fratello entra anche il marito della vittima, Sebastiano Visintin, inizialmente favorevole alla cremazione. Ma, come sottolinea Sergio, quella strada è stata esclusa: “Anche la cremazione, che lui aveva caldeggiato inizialmente, è stata scongiurata: in quanto indagato per l’omicidio di Lilly, non potrà prendere alcuna decisione per la sepoltura di mia sorella”.
Costi, lapide e l’attesa di una verità
Non è solo una questione burocratica: il ritorno comporterà anche costi aggiuntivi, legati al rifacimento della lapide e alla nuova sistemazione della salma, che verrà collocata accanto alla madre. Un peso ulteriore che, secondo Sergio, si sarebbe potuto evitare: “Dovremo affrontare nuovi costi per la sepoltura, chiaramente. Una circostanza che poteva essere evitata con delle indagini puntuali fin dall’inizio”.
Intanto restano centrali gli accertamenti medico-legali affidati all’anatomopatologa Cristina Cattaneo, chiamata a fare luce sulle cause della morte. Per la famiglia, però, questa notizia ha già un significato preciso: riportare Liliana Resinovich a Trieste e recuperare, dopo tanto tempo, uno spazio di raccoglimento che era rimasto negato.


