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Meloni: «Da oggi fuori chi sbaglia». Il piano per evitare il passaggio al Colle

Pubblicato: 27/03/2026 15:23

“Balla da sola”, verrebbe da dire citando Io ballo da sola. Così Giorgia Meloni si muove dopo il terremoto politico del referendum sulla separazione delle carriere, scegliendo una linea autonoma e decisa, anche a costo di ignorare i segnali di allarme arrivati dall’interno della maggioranza.

La premier tira dritto, convinta che il redde rationem politico sia inevitabile. Per lei non è un rischio, ma una necessità: ripulire, correggere, rilanciare. Anche se questo processo potrebbe trasformarsi in un boomerang politico, Meloni sembra intenzionata ad andare fino in fondo.

Nel partito, però, il clima è tutt’altro che sereno. Si respira aria di resa dei conti interna, con il timore che nuovi errori – come il caso legato a Andrea Delmastro – possano accelerare una stretta già in atto. La linea è chiara: meno tolleranza, più disciplina.

Il messaggio che filtra da Palazzo Chigi è netto: chi non regge il ritmo è destinato a restare indietro. La selezione riguarderà anche le future candidature, con un criterio sempre più orientato alla produttività politica e alla fedeltà alla linea. Le liste elettorali potrebbero diventare il primo banco di prova della nuova fase.

Dietro questa svolta c’è anche uno sfogo personale della premier, che lamenta il peso crescente della guida del Paese. La volontà è quella di intervenire su tutto ciò che non ha funzionato, dentro e fuori il governo, in una logica di controllo e rilancio dell’azione politica.

Non solo politica in senso stretto. Anche dossier delicati come quello della Rai potrebbero finire sotto revisione. Tra le posizioni più esposte c’è quella dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi, ma le voci parlano di cambiamenti più ampi nel sistema mediatico pubblico.

Sul piano elettorale, l’analisi interna punta su un dato chiave: una parte del voto contrario sarebbe espressione di malcontento e voto di protesta, lo stesso che in passato ha favorito leader come Silvio Berlusconi o movimenti come quello di Beppe Grillo. Un segnale da non sottovalutare.

Per questo torna centrale il recupero dei temi identitari, quelli che hanno costruito il consenso di Fratelli d’Italia. Il rischio, secondo chi le è vicino, è che un profilo troppo istituzionale allontani la premier dal suo elettorato. Un equilibrio delicato, tra governo e opposizione permanente.

Nel frattempo, la giornata di Meloni si divide tra crisi interne e scenari internazionali, come la missione in Algeri per rafforzare le forniture energetiche. Tra telefonate, tensioni e dossier aperti, resta un’unica certezza: la premier ha cambiato passo e, almeno per ora, sembra intenzionata a continuare a governare in solitaria.

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