
Il ritrovamento avvenuto nelle ultime ore tra le vette della Val di Funes segna un punto di svolta drammatico e solenne in una vicenda che teneva l’opinione pubblica e le autorità con il fiato sospeso da diversi mesi. La scoperta è stata del tutto fortuita, effettuata da un gruppo di escursionisti stranieri che stava percorrendo i sentieri d’alta quota della zona. Quello che inizialmente sembrava un normale lunedì di fine marzo si è trasformato nel momento dell’epilogo per una ricerca iniziata nel cuore dell’inverno, restituendo una salma che le rigide temperature e la coltre nevosa avevano custodito fino al primo disgelo primaverile.
Il ritrovamento a quota duemila metri
Le dinamiche del rinvenimento sono state chiarite nel corso del pomeriggio, indicando come orario cruciale le undici del mattino. Un gruppo misto di sci alpinisti, provenienti dalla Germania e dall’Austria, stava affrontando la risalita verso la forcella del Mezdì, un passaggio impervio situato nei pressi di Ortisei. È stato proprio durante questa ascesa che gli sportivi hanno avvistato il corpo. Secondo le prime ricostruzioni effettuate dai soccorritori giunti sul posto, il movimento naturale del manto nevoso e il probabile distacco di una valanga avvenuto nei giorni precedenti hanno agito in modo tale da trascinare la salma più a valle rispetto al punto originario della caduta, portandola fino alla quota di 2000 metri. Questo fenomeno di erosione e spostamento della neve ha reso visibili i resti che per settimane erano rimasti sepolti sotto metri di accumuli invernali.
Il probabile riconoscimento della vittima
Nonostante l’identificazione formale richieda ancora i passaggi burocratici e scientifici di rito da parte delle autorità giudiziarie, gli indizi finora raccolti puntano con decisione verso un unico nome. Si ritiene infatti che il corpo appartenga a Huang Peng, un giovane di ventotto anni di nazionalità cinese che risultava ufficialmente disperso dalla seconda metà di gennaio. Il ragazzo non era un semplice turista di passaggio, ma viveva stabilmente in Italia poiché iscritto come studente presso l’Università di Viterbo. La sua passione per la montagna era nota ad amici e conoscenti, ed era stato proprio questo amore per le vette alpine a spingerlo verso le Dolomiti durante la pausa accademica invernale. La coincidenza tra il luogo del ritrovamento e l’ultima area in cui il giovane era stato segnalato rende l’ipotesi del riconoscimento quasi una certezza per gli inquirenti.
La cronologia della scomparsa a gennaio
Per comprendere appieno la tragedia, è necessario fare un passo indietro fino al 19 gennaio 2026, giorno in cui Huang Peng era arrivato a Ortisei con l’intento di dedicarsi a lunghe escursioni tra la Val Gardena e la Val di Funes. Il giovane aveva pianificato con cura il suo soggiorno, alloggiando in una struttura alberghiera locale. La mattina successiva, il 20 gennaio, dopo aver consumato regolarmente la colazione e aver indossato un abbigliamento tecnico idoneo alle basse temperature e ai sentieri d’alta quota, era uscito dall’hotel per iniziare il suo cammino. Quella è stata l’ultima volta in cui è stato visto in vita. Quando il mancato rientro ha fatto scattare l’allarme, le ricerche si sono scontrate con condizioni meteo proibitive e con un territorio vasto e pericoloso, che non ha permesso di individuare tracce utili fino a oggi.
Le operazioni di soccorso e recupero
La macchina dei soccorsi si è attivata con estrema rapidità non appena gli sci alpinisti hanno lanciato l’allerta via radio. Il coordinamento è stato affidato al Soccorso Alpino della Val di Funes, che ha operato in stretta sinergia con il personale specializzato dell’Aiut Alpin Dolomites. Date le caratteristiche del terreno e la posizione del corpo, è stato necessario l’intervento dell’elicottero per effettuare il recupero in totale sicurezza. Gli uomini del soccorso alpino hanno raggiunto l’area della forcella del Mezdì e hanno provveduto al trasporto della salma verso la valle, dove è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli accertamenti medici necessari. L’operazione si è conclusa intorno alle ore diciassette, lasciando ora spazio alle indagini sulla dinamica esatta dell’incidente, che con ogni probabilità è legato a un evento nivologico fatale.


