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Guerra, l’Italia nega la base di Sigonella agli Usa: la nota di Meloni e le parole di Crosetto

Pubblicato: 31/03/2026 13:43

Le ombre della crisi in Medio Oriente si allungano fin sopra le piste siciliane, scatenando un caso diplomatico che ha il sapore amaro della Storia che si ripete. L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base di Sigonella, una decisione pesantissima rimasta riservata per giorni e che ora rischia di incrinare i rapporti con Washington. Il comando delle operazioni è passato attraverso una telefonata concitata: è stato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, a informare il ministro Guido Crosetto di un’iniziativa unilaterale americana che ha scavalcato i protocolli di sovranità nazionale. Alcuni asset aerei Usa, infatti, avevano pianificato di atterrare a Sigonella per poi dirigersi verso il fronte mediorientale senza alcuna autorizzazione preventiva, comunicando il piano di volo quando i velivoli erano già in cielo.

La linea di Crosetto: “Nulla è cambiato”

Il nodo della contesa non è solo tecnico, ma profondamente politico. Le verifiche dello Stato maggiore dell’Aeronautica hanno accertato che non si trattava di semplici voli logistici, dunque non coperti dai trattati ordinari. La posizione del titolare della Difesa è stata granitica, in linea con quanto dichiarato in Aula: «ogni operazione che non rientri nei trattati e debba essere quindi autorizzata ci impegniamo a farla passare in Parlamento». Crosetto, che ha sempre garantito trasparenza alle opposizioni in tempo reale, non ha concesso deroghe. Poiché gli aerei indicati nel piano di volo presentavano il cosiddetto «caveat», il loro atterraggio è stato proibito in assenza di emergenze conclamate o di una consultazione preventiva che, nei fatti, gli Stati Uniti hanno omesso di richiedere.

Il ministro Crosetto, su twitter, ha voluto specificare che non si tratterebbe di una presa di posizione nei confronti degli Usa: “le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Il Governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i Governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento ed alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni. Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare”.

Aggiunge infine alcune righe in merito ai rapporti Usa-Italia: “In ultimo voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli USA, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”.

Su mandato diretto del ministro, è stato lo stesso Portolano a gelare il Comando Usa: la decisione è che gli aerei «non possono atterrare a Sigonella perché non sono stati autorizzati e perché non c’è stata alcuna consultazione preventiva». Il divieto è scattato immediatamente, portando il governo italiano a mettere in conto «il rischio di una crisi diplomatica» di proporzioni storiche. Il precedente che agita i palazzi del potere è quello del 1985, quando il braccio di ferro tra il governo Craxi e l’amministrazione di Ronald Reagan segnò il punto più alto di tensione tra i due alleati. Resta da capire come la Casa Bianca reagirà a questo “no” che rivendica l’autonomia decisionale italiana nel cuore del Mediterraneo.

Perché l’Italia ha negato agli Usa l’utilizzo della base di Sigonella per i bombardieri

Alla base della decisione italiana c’è un principio preciso: anche nelle installazioni utilizzate dagli Stati Uniti, come Sigonella, ogni operazione militare non prevista dai trattati deve essere autorizzata preventivamente dalle autorità italiane. Nel caso specifico, i bombardieri Usa avevano inserito la base siciliana nel piano di volo senza alcuna richiesta formale e quando gli aerei erano già in movimento, una procedura ritenuta non conforme dalle autorità militari italiane.

Le verifiche hanno escluso che si trattasse di voli logistici ordinari, quelli normalmente coperti dagli accordi bilaterali. Si trattava invece di missioni con implicazioni operative legate al contesto bellico, soggette quindi a un passaggio politico e istituzionale. Un elemento decisivo è stato anche il cosiddetto “caveat” operativo, che limita l’utilizzo della base in assenza di autorizzazione esplicita, salvo situazioni di emergenza che in questo caso non si sono verificate.

Il diniego, comunicato direttamente ai comandi statunitensi su mandato del ministro della Difesa Guido Crosetto, rappresenta dunque non solo una scelta tecnica ma anche un atto politico, coerente con la linea espressa dallo stesso ministro in Parlamento: ogni operazione fuori dai trattati deve essere valutata e condivisa. Una posizione che tutela la catena decisionale nazionale ma che, inevitabilmente, riapre il tema degli equilibri nei rapporti tra Italia e Stati Uniti, con il rischio di frizioni diplomatiche in un momento già segnato da forti tensioni internazionali.

La nota ufficiale di Palazzo Chigi

Sulla vicenda è arrivata anche la nota ufficiale di Palazzo Chigi, che ha chiarito la linea del governo. In una nota ufficiale si sottolinea come l’Italia operi “nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Parlamento”, ribadendo che non vi è stata alcuna deviazione rispetto alla linea già definita dall’esecutivo.

Il governo evidenzia inoltre che ogni richiesta di utilizzo delle basi militari viene valutata singolarmente, seguendo una prassi consolidata. Nessuna tensione, secondo la Presidenza del Consiglio, nei rapporti con gli alleati: i legami con gli Stati Uniti vengono definiti “solidi” e basati su una collaborazione piena e leale.

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Ultimo Aggiornamento: 31/03/2026 16:35

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