
L’oscurità della sera era squarciata soltanto dai riflessi violacei dei lampi e dal fragore assordante di un’acqua che non sembrava più appartenere al letto di un torrente, ma a una forza primordiale decisa a travolgere ogni ostacolo. In quel caos liquido, un uomo si è ritrovato improvvisamente prigioniero della propria vettura, sollevata come un guscio di noce dalla furia della corrente che invadeva l’abitacolo. Con il cuore in gola e i muscoli tesi per lo sforzo estremo, è riuscito a divincolarsi dalla morsa di metallo e fango poco prima che il veicolo venisse trascinato via. Solo un albero, stoico testimone di quella devastazione, gli ha offerto un appiglio insperato nel bel mezzo del nulla. Aggrappato a quei rami, sospeso tra la vita e la fine, ha atteso per ore che qualcuno sfidasse l’impeto del fiume per strapparlo a un destino che appariva ormai segnato.
L’emergenza scatta nel territorio termolese
Intorno alle ore venti e trenta di ieri, la macchina dei soccorsi si è messa in moto con estrema urgenza per fronteggiare una situazione di pericolo imminente nella zona Sinarca, nei pressi di Termoli. Il torrente omonimo, gonfiato dalle precipitazioni incessanti, ha rotto gli argini riversando una massa d’acqua impressionante sulle aree circostanti. La notizia di un automobilista travolto dalla piena ha mobilitato immediatamente i comandi dei Vigili del Fuoco di Campobasso e Isernia, che hanno inviato sul posto una squadra d’elite composta da nove unità. Questi operatori fanno parte del nucleo CRA, ovvero specialisti nel contrasto al rischio acquatico, addestrati a intervenire nelle condizioni ambientali più proibitive e pericolose.
Per poter operare con efficacia in un contesto così instabile, i soccorritori hanno impiegato due gommoni da rafting e una serie di attrezzature specifiche progettate per le zone alluvionate. La prima fase dell’intervento è stata caratterizzata da una febbrile attività di ricerca lungo l’alveo del fiume, resa difficilissima dalla scarsa visibilità e dalla velocità della corrente. I tecnici hanno dovuto mappare mentalmente il territorio sommerso per individuare il punto esatto in cui l’uomo era riuscito a trovare rifugio. Una volta localizzato il malcapitato, che si trovava ancora stretto ai rami di un albero per non essere trascinato via, è iniziata la fase più delicata della manovra di salvataggio.
Data l’impossibilità di raggiungere in sicurezza l’albero tramite i mezzi acquatici a causa dei detriti e della forza dell’acqua, è stato richiesto l’intervento di un elicottero dell’Aeronautica Militare. Il velivolo, dotato di strumentazioni per il volo notturno, si è rivelato fondamentale per la riuscita dell’operazione. Le manovre di recupero sono state estremamente complesse e hanno richiesto una coordinazione millimetrica tra il personale a terra e i piloti. Solo poco dopo l’una di notte l’uomo è stato finalmente sollevato dal suo precario rifugio e portato in salvo, mettendo fine a un’agonia durata diverse ore. Una volta toccata terra, il sopravvissuto è stato immediatamente affidato alle cure dei sanitari per gli accertamenti del caso.
Criticità diffuse su tutta la viabilità
L’esondazione del Sinarca non è stato l’unico evento drammatico di una giornata segnata dal maltempo estremo in tutto l’Alto Molise e la zona costiera. Le autorità hanno dovuto disporre la chiusura temporanea della strada statale 647, meglio nota come fondo valle del Biferno, a causa dei pesanti allagamenti che hanno reso il manto stradale impraticabile e pericoloso per la pubblica incolumità. Parallelamente, le zone interne hanno sofferto per il fenomeno opposto ma altrettanto insidioso: la caduta di alberi sulla carreggiata ha portato alla chiusura della provinciale che collega Rosello e Agnone, impegnando le squadre di manutenzione in un lavoro incessante per ripristinare i collegamenti minimi tra le comunità montane.
Allerta massima nelle contrade isolate
La situazione rimane monitorata con estrema attenzione anche in contrada Inforchie Vecchie, dove l’acqua ha raggiunto livelli tali da sfiorare la sede stradale della Trignina, minacciando di isolare ulteriormente interi settori produttivi e residenziali. Il contrasto tra la neve abbondante che continua a cadere a quote più elevate, come a Schiavi di Abruzzo, e la pioggia torrenziale delle valli sta creando un mix micidiale di scioglimento repentino e sovraccarico dei bacini idrografici. I sindaci dei comuni coinvolti hanno attivato i centri operativi comunali per garantire assistenza alla popolazione, mentre i Vigili del Fuoco restano in stato di massima allerta per rispondere a ogni nuova richiesta di soccorso che potrebbe pervenire nelle prossime ore.


