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Figc, Gravina si è dimesso: elezioni il 22 giugno

Pubblicato: 02/04/2026 15:20

Il terremoto sportivo che ha colpito l’Italia nelle ultime ore ha finalmente raggiunto il suo apice istituzionale. Gabriele Gravina ha rassegnato ufficialmente le sue dimissioni dalla carica di presidente della FIGC, segnando la fine di un’era caratterizzata da luci abbaglianti e ombre profondissime. La notizia giunge come una conseguenza inevitabile dopo il fallimento totale della Nazionale, che ha mancato la qualificazione ai Mondiali 2026, un evento che ha scosso le fondamenta del sistema calcio nel nostro Paese. La decisione è stata comunicata durante una concitata riunione in via Allegri, durante la quale il numero uno uscente ha preso atto dell’impossibilità di proseguire il mandato a causa della perdita di fiducia da parte delle istituzioni politiche e della base sportiva.

Il fallimento sportivo e le macerie azzurre

La mancata partecipazione alla rassegna iridata per la terza volta consecutiva rappresenta un disastro senza precedenti per la storia del calcio italiano. Nonostante la vittoria dell’Europeo nel 2021 avesse illuso molti su una rinascita duratura, i risultati successivi hanno mostrato tutte le fragilità di un movimento che non è stato in grado di rinnovarsi. Le dimissioni di Gravina non sono dunque un fulmine a ciel sereno, ma l’epilogo di un percorso segnato da scelte tecniche discusse e da una gestione politica che molti critici hanno definito troppo conservatrice. La pressione mediatica e il malcontento popolare hanno reso la posizione del presidente insostenibile, portandolo alla scelta di farsi da parte per permettere una ricostruzione integrale.

Le elezioni fissate per il 22 giugno

Con l’uscita di scena di Gravina, la macchina organizzativa della Federazione si è immediatamente messa in moto per definire i tempi del passaggio di consegne. La data chiave è quella del 22 giugno, giorno in cui a Roma si terranno le elezioni per eleggere il nuovo vertice del calcio italiano. Questo intervallo di tempo sarà cruciale per le varie componenti del sistema, dai calciatori agli arbitri fino alle leghe di Serie A, B e Lega Pro, per individuare una figura di alto profilo capace di unire le diverse anime del settore. Si preannuncia una battaglia elettorale intensa, con diverse fazioni già pronte a proporre programmi di riforma radicali per evitare che il calcio italiano scivoli ulteriormente verso l’irrilevanza internazionale.

Le possibili candidature per il post Gravina

In queste prime ore di incertezza, i nomi che circolano per la successione sono diversi e riflettono visioni opposte del futuro federale. Si parla con insistenza di figure di grande esperienza come Giancarlo Abete o Giovanni Malagò, quest’ultimo attualmente alla guida del CONI, che potrebbero agire come traghettatori in un momento di profonda crisi. Tuttavia, cresce la richiesta di un volto nuovo e di rottura, magari proveniente dal mondo degli ex atleti o da dirigenti che abbiano dimostrato grandi capacità manageriali nei club. Il nome di Roberto Baggio torna ciclicamente alla ribalta, specialmente in relazione a quel dossier di riforme presentato anni fa e mai realmente attuato, che oggi molti vedono come l’unica via di salvezza possibile.

Un peso determinante in questa crisi è stato esercitato dal Ministro per lo Sport Andrea Abodi, il quale non aveva nascosto nelle ultime settimane la necessità di un cambio di passo ai vertici. La sfiducia istituzionale ha giocato un ruolo chiave nel convincere Gravina a fare un passo indietro, evidenziando come il rapporto tra la Federazione e il Governo fosse ormai logoro. Abodi ha ribadito che il calcio italiano necessita di una riforma strutturale che parta dai settori giovanili e arrivi fino alla gestione economica delle leghe professionistiche. Il governo sembra intenzionato a monitorare da vicino il processo elettorale, garantendo che la nuova governance abbia la forza politica per attuare quei cambiamenti necessari che sono stati rimandati per troppo tempo.

La fine dell’era Gattuso e il futuro della panchina

Le dimissioni di Gravina portano con sé inevitabili ripercussioni anche sulla parte tecnica della Nazionale. Rino Gattuso, che era rimasto al suo posto dopo la sconfitta decisiva contro la Bosnia grazie a un patto di lealtà con il presidente uscente, sembra ora destinato all’addio insieme a Gigi Buffon. Il nuovo corso federale vorrà quasi certamente puntare su una nuova guida tecnica per avviare il ciclo di ricostruzione. I sogni dei tifosi portano ai nomi di Antonio Conte e Massimiliano Allegri, profili di grande carisma che potrebbero ridare una identità forte a una squadra apparsa smarrita e priva di leadership. Tuttavia, restano da valutare le compatibilità economiche e i vincoli regolamentari che potrebbero influenzare la scelta finale.

Le riforme necessarie per salvare il sistema

Al di là dei nomi e delle poltrone, il vero dibattito che si aprirà da qui a giugno riguarda i contenuti. Il calcio italiano è afflitto da problemi cronici che vanno dalle infrastrutture obsolete alla scarsa valorizzazione dei talenti locali. La rivolta degli atleti e il malumore degli sportivi dilettanti testimoniano un distacco preoccupante tra il vertice e la base. Sarà fondamentale che il nuovo presidente metta al centro del programma la sostenibilità finanziaria dei club e una revisione dei campionati che possa rendere il prodotto Serie A nuovamente competitivo a livello globale. Senza un intervento deciso su questi fronti, il rischio è che il cambio al vertice rimanga un semplice avvicendamento di potere senza reali benefici per il movimento sportivo nazionale.

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Ultimo Aggiornamento: 02/04/2026 15:36

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