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Soleimani, gli Usa colpiscono la famiglia: arrestate nipote e pronipote, espulsione immediata

Pubblicato: 04/04/2026 19:17

Negli Stati Uniti la guerra con l’Iran passa anche per gesti simbolici e politicamente pesanti. L’arresto della nipote e della pronipote del generale Qasem Soleimani, ucciso nel 2020 in un raid americano a Baghdad, diventa così un segnale diretto dentro il conflitto. Due donne che vivevano negli Usa, lontane dal campo di battaglia, si ritrovano improvvisamente al centro della tensione tra Washington e Teheran, trasformate in un caso politico e diplomatico nel pieno della crisi.

L’operazione è stata resa nota dal Dipartimento di Stato, che ha confermato come le due donne siano state fermate e poste sotto la custodia dell’Ice, in attesa di espulsione. Una vicenda che intreccia sicurezza nazionale, propaganda e identità politica, e che arriva mentre lo scontro tra i due Paesi continua a salire di intensità anche sul piano militare.

Arresto e revoca della green card

Secondo quanto comunicato dalle autorità americane, la nipote di Soleimani, Hamideh Soleimani Afshar, e sua figlia erano titolari di green card e vivevano negli Stati Uniti. Il segretario di Stato Marco Rubio ha deciso di revocare il loro status legale, accusandole di sostenere apertamente il regime iraniano e di aver celebrato attacchi contro cittadini americani.

La decisione è stata accompagnata da una linea durissima: Washington non intende tollerare la presenza sul proprio territorio di persone considerate vicine a un sistema ritenuto ostile. Le due donne sono ora detenute e saranno espulse, in una procedura che appare più politica che amministrativa, inserita in una strategia più ampia di pressione sull’Iran.

Il messaggio politico di Washington

L’arresto si inserisce in un contesto già carico di tensione, con il nome di Soleimani che resta simbolico per entrambe le parti. Per Teheran è un martire, per gli Stati Uniti uno dei principali responsabili delle operazioni militari iraniane all’estero. Colpire la sua famiglia, anche indirettamente, significa rafforzare il messaggio politico di fermezza.

Nello stesso quadro si colloca anche la revoca dello status legale per altri esponenti legati all’élite iraniana, tra cui la figlia di Ali Larijani, già uscita dagli Stati Uniti con il divieto di rientro. È il segnale di una strategia più ampia: trasformare la pressione diplomatica in azioni concrete, colpendo non solo lo Stato iraniano ma anche le sue reti familiari e simboliche all’estero.

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