
A sette mesi dalle elezioni di metà mandato, il dato politico che emerge con maggiore forza è uno: Donald Trump è in difficoltà. I sondaggi fotografano un presidente in calo, con livelli di gradimento che in alcune rilevazioni scendono sotto quelli registrati da Joe Biden nel momento più critico della sua parabola politica. Un confronto pesante, che restituisce l’immagine di una leadership meno solida rispetto a quanto apparisse dopo la vittoria del 2024, soprattutto se si considera che Trump controlla ormai completamente il suo partito.
Il punto, però, non è solo il numero. È la direzione. Da settimane le rilevazioni indicano una lenta ma costante erosione del consenso, che colpisce in particolare segmenti decisivi dell’elettorato, come gli ispanici, protagonisti del successo repubblicano alle ultime presidenziali. Un segnale che pesa più di qualsiasi oscillazione temporanea, perché riguarda la tenuta strutturale della coalizione trumpiana.
Il vero fronte è interno: economia e prezzi
Se c’è un elemento che accomuna quasi tutti i sondaggi è il giudizio negativo su inflazione e costo della vita. Non è la crisi internazionale, non sono i raid in Iran, non è nemmeno la gestione della sicurezza globale a mettere in difficoltà Trump. È il quotidiano. Il prezzo della benzina, il carrello della spesa, la percezione diffusa che le promesse economiche non siano state mantenute.
La promessa simbolo – benzina sotto i due dollari al gallone – oggi si scontra con una realtà opposta, con prezzi che in alcuni Stati hanno superato livelli molto più alti. Questo scarto tra aspettativa e realtà è il vero terreno su cui si gioca la partita elettorale, perché incide direttamente sulla vita degli elettori. E in politica americana, più di ogni altra cosa, è il portafoglio a orientare il voto.
Repubblicani appesi, democratici senza guida
Il problema si allarga inevitabilmente al Partito Repubblicano, che si trova a gestire una contraddizione evidente: difendere Trump senza esserne travolto. I candidati alle Midterm dovranno scegliere quanto esporsi al fianco di un presidente non più dominante nei consensi, ma ancora fortissimo all’interno del partito. Una scelta rischiosa in entrambe le direzioni.
Dall’altra parte, però, il Partito Democratico non appare in grado di capitalizzare davvero questa fase. I suoi livelli di gradimento restano bassi, con una percezione negativa diffusa anche tra gli stessi elettori democratici. Il risultato è un sistema bloccato, dove entrambi gli schieramenti risultano impopolari e incapaci di intercettare pienamente il voto degli indipendenti.
In questo equilibrio instabile, le Midterm si trasformano in un passaggio cruciale: più che uno scontro tra visioni, rischiano di diventare un giudizio diretto sulla capacità di Trump di mantenere le promesse economiche. E oggi, numeri alla mano, quel giudizio è tutt’altro che favorevole.


