
La drammatica vicenda della “famiglia nel bosco” si arricchisce di un nuovo, pesantissimo capitolo giudiziario che scuote le fondamenta del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Un parere tecnico appena depositato dai consulenti dei coniugi Trevallion/Birmingham lancia un grido d’allarme senza precedenti sulla salute mentale dei tre piccoli protagonisti di questa separazione forzata.

Secondo gli esperti, l’ultimo incontro avvenuto tra i bambini e la madre ha confermato una realtà insostenibile: “Il protrarsi dell’attuale assetto relazionale e operativo, privo delle necessarie misure di accompagnamento e di tutela, mantiene attiva la risposta traumatica nei minori e configura un fattore di rischio clinicamente rilevante per l’insorgenza di ulteriori e documentabili danni alla salute mentale dei bimbi”. A firmare la nota sono lo psichiatra Tonino Cantelmi, associato all’Università Gregoriana e Direttore Sanitario dell’Opera Don Guanella di Roma, insieme alla psicologa Martina Aiello, coordinatrice dell’area giuridica ITCI.
Un sistema da ripensare: il trauma del distacco e il rischio clinico
Le parole dei periti non lasciano spazio a interpretazioni burocratiche, mettendo sotto accusa le attuali modalità di gestione degli incontri, giudicate inadeguate a proteggere l’equilibrio emotivo dei minori. Il parere sottolinea come sia indispensabile un cambiamento di rotta immediato per evitare che il distacco diventi una ferita incurabile. “Tali criticità rendono necessario un serio ed efficace ripensamento delle modalità operative, orientato a ristabilire una cornice rispettosa dei bisogni evolutivi, affettivi ed emotivi dei minori e coerente con il loro superiore interesse”, spiegano Cantelmi e Aiello, affinché i contatti tra mamma Catherine e i figli non si trasformino in un “ulteriore fattore di sofferenza, disorganizzazione e riattivazione di vissuti traumatici”.


