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“Dieci ore sotto torchio”. Mamma e figlia avvelenate, la notizia dalla questura: clamorosa svolta

Pubblicato: 09/04/2026 14:11

Un dramma familiare che si trasforma in un caso sempre più oscuro, fatto di silenzi, sospetti e dettagli inquietanti. Una madre e una figlia morte improvvisamente, nello stesso arco di tempo, nello stesso contesto domestico, hanno acceso i riflettori su una vicenda che fin da subito è apparsa tutt’altro che chiara. A colpire è soprattutto la modalità: un avvelenamento da ricina, sostanza rara e altamente letale, che lascia pochi dubbi sulla natura intenzionale del gesto.

Nelle ore successive alla scoperta, il dolore si è mescolato allo sgomento. Una famiglia apparentemente normale, una quotidianità spezzata senza preavviso e una dinamica che solleva interrogativi pesanti. Chi avrebbe potuto introdurre un veleno così potente nella vita di due persone? E soprattutto, perché? Domande che restano ancora senza risposta, mentre l’indagine si muove tra ipotesi di omicidio premeditato, tensioni nascoste e possibili moventi ancora da chiarire.

“Chi hanno chiamato”. Mamma e figlia avvelenate, convocazione a sorpresa in questura

Mamma e figlia morte avvelenate con la ricina, Gianni Di Vita e la figlia Alice interrogati per 10 ore

Col passare dei giorni, però, emergono particolari che rendono il quadro ancora più complesso. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire ogni dettaglio, ogni gesto, ogni relazione, in un contesto che appare sempre più intricato. Il caso delle due vittime diventa così il centro di un’indagine delicatissima, dove ogni elemento potrebbe fare la differenza e dove anche il minimo dettaglio può trasformarsi in una chiave decisiva.

Gianni Di Vita e sua figlia Alice, gli unici due sopravvissuti della famiglia, sono stati ascoltati per oltre 10 ore come persone informate sui fatti (senza avvocati) negli uffici della Questura di Campobasso. Le audizioni, iniziate alle 10 del mattino, si sono concluse in tarda serata. Le loro versioni sono risultate concordanti, ma non hanno convinto del tutto gli inquirenti.

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La procuratrice di Larino Elvira Antonelli e il capo della Mobile Marco Graziano li hanno interrogati a lungo sui giorni precedenti la morte per avvelenamento da ricina della quindicenne Sara e della madre Antonella Ielsi, avvenuta tra il 27 e il 28 dicembre.

Come riporta Liberoquotidiano.it, “è particolarmente strano che due persone così direttamente coinvolte e informate sui fatti siano state tenute sotto interrogatorio per un tempo così prolungato (10 ore consecutive senza assistenza legale). Questo elemento sottolinea la complessità e la delicatezza dell’indagine“. Dopo le 20 è stata sentita anche una cugina della famiglia. Gianni Di Vita, tramite il suo avvocato, ha dichiarato di essere “tranquillissimo” e addolorato per quanto accaduto.

L’inchiesta, ora per duplice omicidio premeditato contro ignoti, si concentra sull’ipotesi di avvelenamento. Proseguono gli accertamenti sulla provenienza della ricina, sui regali natalizi sequestrati, sui possibili dissidi familiari e sulla vita privata della coppia. Nei prossimi giorni è previsto un nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella, ancora sotto sequestro. È la prima volta che padre e figlia vengono sentiti dopo il ritrovamento della ricina nei campioni delle vittime.

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