
Il Medio Oriente si risveglia ancora una volta sotto il segno della tensione e dell’incertezza. Le sirene tornano a squarciare il silenzio delle città israeliane, mentre il fragile equilibrio costruito nelle ultime ore appare sempre più esposto a scosse improvvise. Mercoledì scorso, il personale dell’ambasciata Usa a Baghdad è stato oggetto di attacco con droni. Donald Trump alza nuovamente i toni, dichiarando che se dovessero fallire i colloqui, le navi americane sono pronte a caricare munizioni migliori. Nel frattempo la delegazione iraniana è arrivata a Islamabad per i negoziati.
22:58 – Delegazione Iran arrivata a Islamabad per i negoziati
Una delegazione iraniana di alto livello guidata da Mohammad Baqer Qalibaf è giunta a Islamabad per avviare storici colloqui di pace con gli Stati Uniti, condizionati tuttavia all’accettazione di specifiche precondizioni poste da Teheran. Il gruppo negoziale vanta una composizione ampia e trasversale che include il ministro degli Esteri, vertici militari, il governatore della banca centrale e vari parlamentari, segnando un passaggio diplomatico cruciale in un clima internazionale caratterizzato anche da altre tensioni globali, come le vicende legate alla famiglia reale britannica e i nuovi sviluppi nei negoziati tra Russia e Ucraina.

22:05 – Attacco con droni contro il personale dell’ambasciata Usa a Baghdad
Il personale dell’ambasciata Usa a Baghdad “è stato oggetto di molteplici attacchi con droni da parte di una milizia terroristica irachena nei pressi dell’Aeroporto Internazionale di Baghdad”. Lo ha riferito un funzionario del dipartimento di Stato, secondo quanto riporta la Cnn. L’incidente si è verificato mercoledì. Il funzionario ha tuttavia precisato che “tutto il personale è al sicuro e risulta presente all’appello”.

18:45 – Trump: “Se falliscono i colloqui caricheremo munizioni migliori”
Donald Trump ha lanciato un nuovo avvertimento all’Iran alla vigilia dei negoziati in Pakistan, dichiarando in un’intervista al New York Post che le navi da guerra statunitensi si stanno rifornendo di armamenti tecnologicamente avanzati in vista di un possibile fallimento dei colloqui. Il tycoon ha sottolineato che l’esito dei negoziati sarà chiaro entro 24 ore e che, in assenza di un accordo, gli Stati Uniti non esiteranno a impiegare queste nuove munizioni in modo estremamente efficace, proprio come fatto in precedenza, attuando un vero e proprio reset della strategia militare nell’area.

17:50 – Ghalibaf: “Stop attacchi al Libano e sblocco asset iraniani prima avvio negoziati”
“Due delle misure concordate reciprocamente tra le parti devono essere ancora attuate: un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani bloccati prima dell’inizio dei negoziati. Queste due questioni devono essere soddisfatte prima che i negoziati inizino”, ha dichiarato il presidente del parlamento iraniano MB Ghalibaf sui social.

13:12 – Tensioni Nato, scontro Trump-Rutte a porte chiuse
Clima teso ai vertici della Nato. Secondo quanto riportato da Politico, l’incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte si è trasformato in una lunga e accesa discussione a porte chiuse.
Al centro dello scontro, la frustrazione di Trump per il mancato accesso alle basi militari europee da parte degli Stati Uniti durante le operazioni contro l’Iran. Il presidente americano avrebbe espresso la sensazione di essere stato “tradito” dagli alleati, accusati di aver ostacolato operazioni che, a suo dire, si basano anche sul contributo e sulla protezione garantiti da Washington. Pur senza avanzare richieste formali o minacciare un ridimensionamento dell’impegno Usa nella Nato, Trump avrebbe insistito sul tema, segnalando una crescente tensione all’interno dell’alleanza.
11:04 – Israele: “In Libano siamo in guerra, non in cessate il fuoco”
Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, Eyal Zamir, ha dichiarato che le operazioni militari nel sud del Libano proseguono senza interruzioni. “L’Idf è in stato di guerra, non siamo in cessate il fuoco”, ha affermato durante una visita nei pressi di Bint Jbeil, indicando il fronte libanese come il principale teatro di combattimento attuale. Zamir ha inoltre precisato che, mentre con l’Iran è in vigore una tregua, Israele si riserva la possibilità di riprendere le operazioni in qualsiasi momento.
10:42 – Teheran: “Nessun negoziato senza cessate il fuoco anche in Libano”
L’Iran pone nuove condizioni per i colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che Teheran non parteciperà ai negoziati se non verrà garantito un cessate il fuoco su tutti i fronti, incluso quello libanese. Secondo Baghaei, eventuali operazioni militari in corso rappresenterebbero una violazione degli impegni assunti da Washington. I colloqui, promossi dal Pakistan, restano quindi in fase di valutazione e subordinati a garanzie concrete sulla tenuta della tregua.
09:23 – Negoziati Usa-Iran, giallo sulla delegazione iraniana a Islamabad
È giallo sull’arrivo della delegazione iraniana a Islamabad in vista dei colloqui con gli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, funzionari iraniani sarebbero giunti giovedì sera nella capitale pakistana per avviare negoziati sul conflitto, guidati dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e dal presidente del Parlamento Mohammad-Bagher Ghalibaf.
La notizia è però stata smentita da fonti iraniane. L’agenzia semi-ufficiale Tasnim, citata dal Guardian, ha definito “completamente falsa” la presenza di rappresentanti iraniani in Pakistan per trattative con Washington. Smentite analoghe sono arrivate anche da altri media statali di Teheran, alimentando l’incertezza sull’effettivo avvio dei negoziati.
08:37 – Morto l’ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi
È morto l’ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi, deceduto a 81 anni per le ferite riportate negli attacchi missilistici statunitensi e israeliani del 1° aprile. La notizia è stata diffusa da media iraniani e israeliani, tra cui le agenzie Mehr e Isna, riprese anche dal Times of Israel.
Kharazi, figura di lungo corso della diplomazia iraniana e attuale capo del Consiglio Strategico per le Relazioni Internazionali, era rimasto gravemente ferito nel raid che aveva colpito la sua abitazione a Teheran, nel quale aveva perso la vita anche la moglie.

07.13 – Khamenei: “L’Iran non cerca la guerra ma non rinuncerà ai suoi diritti. Siamo i veri vincitori. Mio padre sarà vendicato”
“L’Iran non cerca la guerra, ma non rinuncerà ai suoi diritti. Lo afferma la Guida Suprema Mojtaba Khamenei in una dichiarazione letta dalla tv di Stato iraniana, secondo quanto riportano alcuni media. Nel messaggio Khamenei afferma che il popolo iraniano è “la parte vincitrice” della guerra. “Oggi, a questo punto dell’epopea della terza Sacra Difesa, si può affermare con certezza che il popolo iraniano è il vero vincitore sul campo di battaglia”.
Poi ha aggiunto che L’Iran “chiederà un risarcimento per ogni singolo danno inflitto” nella guerra lanciata da Israele e Stati Uniti e ha sottolineato che lo Stretto di Hormuz sarà posto sotto il controllo iraniano.
La Guida suprema dell’Iran ha anche promesso che verrà “vendicato” suo padre, Ali Khamenei, assassinato il primo giorno di guerra lo scorso 28 febbraio in un raid aereo israelo-americano su Teheran.
05:34 – Allerta antiaerea in tutto Israele all’alba
Allerta antiaerea estesa in tutto Israele nelle prime ore della mattina, con sirene attivate in numerose aree del Paese, comprese Tel Aviv e la città costiera di Ashdod. L’allarme è scattato in seguito al lancio di razzi dal Libano, attribuiti a Hezbollah, in un contesto di crescente tensione lungo il confine settentrionale. I sistemi di difesa aerea israeliani sono entrati in funzione intercettando almeno un missile in arrivo, mentre le autorità hanno invitato la popolazione a restare nei rifugi. Non risultano al momento vittime, ma la sequenza di attacchi conferma una pressione costante sul territorio israeliano. Hezbollah ha rivendicato diverse ondate di attacchi, tra missili e droni, diretti sia contro postazioni militari sia contro centri abitati, segnalando una strategia di intensificazione che mette a dura prova la già fragile stabilità regionale.
04:41 – Sirene a Tel Aviv dopo missile verso Ashdod
Nuovo allarme nella notte con sirene attivate a Tel Aviv e nelle aree centrali del Paese dopo il lancio di un missile dal Libano diretto verso Ashdod. L’esercito israeliano ha confermato l’intercettazione del vettore prima dell’impatto, evitando conseguenze più gravi. Il sistema di allerta precoce ha funzionato con anticipo, permettendo alla popolazione di mettersi al riparo alcuni minuti prima dell’arrivo del missile. Anche in questo caso non si registrano feriti, ma la ripetizione degli attacchi evidenzia una pressione costante che rischia di sfuggire al controllo. L’episodio si inserisce in una notte segnata da più segnalazioni di attività ostili, contribuendo a mantenere alto il livello di tensione nelle principali città israeliane.
01:04 – Netanyahu attacca il Pakistan: “Dichiarazioni oltraggiose”
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha condannato duramente le dichiarazioni del ministro della Difesa pakistano, accusandolo di incitare alla distruzione dello Stato di Israele. In una nota ufficiale, l’ufficio del premier ha definito “oltraggiose” le parole provenienti da Islamabad, sottolineando come tali affermazioni siano incompatibili con qualsiasi ruolo di mediazione nella crisi. Netanyahu ha evidenziato che dichiarazioni di questo tipo non possono essere tollerate da governi che si presentano come interlocutori neutrali nei negoziati. Il confronto verbale tra i due Paesi si inserisce in un quadro già estremamente teso, in cui anche le parole rischiano di alimentare ulteriormente lo scontro politico e militare.
00:36 – Trump: “Iran gestisce male il petrolio a Hormuz”
Donald Trump è tornato a criticare apertamente l’Iran sulla gestione dello Stretto di Hormuz, definendola “pessima” e lontana dagli accordi stabiliti. In un messaggio pubblicato sul suo social, il presidente ha ribadito che la situazione attuale non corrisponde agli impegni presi da Teheran, lasciando intendere possibili conseguenze in caso di ulteriori violazioni. Le sue parole arrivano in un momento particolarmente delicato, in cui il controllo dei flussi energetici rappresenta uno dei punti più sensibili della crisi. Il riferimento diretto alla gestione del petrolio evidenzia come la partita non sia solo militare, ma anche economica e strategica.
00:29 – Trump contro il Wall Street Journal: “È una vittoria”
Nuovo scontro tra Donald Trump e i media americani, in particolare con il Wall Street Journal, accusato di aver parlato di “vittoria prematura” nella gestione della crisi iraniana. Il presidente ha respinto le critiche, sostenendo che si tratta di un successo pieno e non anticipato, ribadendo che l’Iran non potrà ottenere l’arma nucleare sotto la sua amministrazione. Trump ha inoltre attaccato il giornale per una presunta tendenza a criticare senza riconoscere eventuali errori, inasprendo ulteriormente il clima interno negli Stati Uniti su una guerra che continua a dividere opinione pubblica e politica.
00:28 – Milei conferma viaggio in Israele tra le tensioni
Il presidente argentino Javier Milei ha confermato la sua visita in Israele prevista dal 19 al 22 aprile, nonostante il clima di forte instabilità nella regione. La missione, che coincide con le celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza israeliano, rappresenta un segnale politico di sostegno in un momento particolarmente delicato. Tuttavia, fonti vicine al dossier non escludono possibili cambiamenti di programma qualora la situazione dovesse peggiorare. La presenza di Milei, insieme a quella prevista di Donald Trump, assume un valore simbolico rilevante, ma resta legata all’evoluzione di una crisi che appare ancora lontana da una soluzione.
00:27 – Sirene antimissili in diverse aree di Israele
Nel corso della notte, nuovi allarmi antimissile sono stati registrati in diverse zone di Israele, con particolare intensità nell’area di Tel Aviv. Le autorità hanno confermato l’attivazione dei sistemi di difesa e invitato la popolazione a seguire le procedure di sicurezza. La ripetizione degli allarmi in un arco temporale ristretto indica una pressione continua sul sistema difensivo israeliano, che resta in stato di massima allerta. Anche in questo caso non si segnalano vittime, ma il clima di tensione resta elevato.
00:19 – Morto l’ex ministro iraniano Kharrazi
I media iraniani hanno annunciato la morte di Kamal Kharrazi, ex ministro degli Esteri e figura di primo piano della diplomazia di Teheran, a seguito delle ferite riportate in un attacco avvenuto circa una settimana e mezza fa. Secondo le ricostruzioni, anche la moglie sarebbe rimasta uccisa nello stesso episodio, che ha colpito la loro abitazione nella capitale. La scomparsa di Kharrazi rappresenta un colpo simbolico per l’apparato politico iraniano e rischia di alimentare ulteriormente la tensione con Israele e gli Stati Uniti.
00:18 – Trump avverte Teheran sui pedaggi a Hormuz
Donald Trump ha lanciato un avvertimento diretto all’Iran sull’ipotesi di pedaggi imposti alle petroliere in transito nello Stretto di Hormuz. “È meglio che non lo stiano facendo e, se lo stanno facendo, è meglio che smettano subito”, ha scritto il presidente, lasciando intendere possibili conseguenze immediate. La questione dei pedaggi rappresenta uno dei punti più delicati della crisi, perché tocca direttamente gli equilibri economici globali. Il messaggio di Trump segna un ulteriore irrigidimento della posizione americana e conferma come Hormuz resti il vero nodo strategico del confronto tra Washington e Teheran.


