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Elezioni in Ungheria: Orban rischia per la prima volta di cadere

Pubblicato: 11/04/2026 10:47

Alla vigilia di una consultazione elettorale che si preannuncia come il terremoto politico più significativo degli ultimi decenni, l’Ungheria respira un’aria satura di tensione e sospetti. Viktor Orbán, il cui lungo dominio appare oggi per la prima volta seriamente scosso dai sondaggi, sembra aver individuato un nuovo, tecnologico nemico: Mark Zuckerberg. Attraverso il suo portavoce, il premier ha lanciato pesanti accuse contro l’algoritmo di Facebook, sostenendo che stia scientemente operando per «lavorare contro i partiti governativi». Il social media è diventato il motore dell’ascesa fulminea di Peter Magyar, il rivale che minaccia di scardinare il sistema di potere di Fidesz proprio utilizzando le piattaforme digitali più diffuse nel Paese.

Lo scontro frontale e lo spettro dei brogli elettorali

L’offensiva di Orbán non si è fermata alla tecnologia. Con un post paradossalmente affidato proprio a Facebook, l’autocrate ha accusato Magyar di guidare un «tentativo organizzato di usare il caos, la pressione e la demonizzazione internazionale per mettere in discussione la decisione del popolo ungherese», sostenendo che l’opposizione stia complottando con «servizi di intelligence stranieri». I toni si sono fatti apocalittici, con denunce di presunte minacce di violenza e «accuse di brogli elettorali completamente inventate», sollevate preventivamente prima ancora dell’apertura dei seggi.

Tuttavia, le preoccupazioni sulla regolarità del voto sono tutt’altro che infondate secondo gli osservatori indipendenti. Márta Pardavi, copresidente del Comitato di Helsinki, ha ricordato come «il sospetto di brogli non è una novità», citando le criticità già emerse nelle tornate del 2018 e del 2022. Sebbene l’OSCE avesse giudicato le precedenti anomalie non determinanti, Pardavi teme che stavolta, essendo la posta in gioco altissima, la pressione sugli elettori nelle zone più povere possa farsi insostenibile. Resta inoltre aperto il delicato fronte del voto per posta nelle comunità ungheresi all’estero, dove la segretezza e la custodia delle schede appaiono precarie. «C’è un punto interrogativo che riguarda i morti», conclude Pardavi, sottolineando il rischio che liste non aggiornate in Serbia o Romania permettano a qualcuno di «votare al posto di un morto».

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Ultimo Aggiornamento: 11/04/2026 12:45

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